Sicurezza
Le imprese non ce la fanno più
Ieri sciopero dei lavoratori Iosa e Volpini: dall’inizio dell’anno hanno riscosso 300 euro
PIOMBINO. Se la situazione alla 3M era (e rimane) critica, quella che stanno vivendo i lavoratori delle ditte Iosa e Volpini è drammatica. Di fatto, dall’inizio dell’anno hanno riscosso 300 euro. E la prospettiva, stando a quanto è stato comunicato dalle loro aziende, è quella di percepire altri 300 euro entro fine mese. Cioè due acconti, nulla più. Così, dopo aver sollecitato, scritto, preannunciato agitazioni, ieri lo sciopero lo hanno fatto davvero. Otto ore su tre turni. Pur sapendo che, nelle condizioni in cui versa la Lucchini, c’è poco da scioperare.
Iosa e Volpini sono due imprese rispettivamente di appalto e subappalto, che operano all’interno delle acciaierie. Svolgono pulizie industriali e raggruppano quasi 50 lavoratori.
«Mercoledì - spiega Mirello Berretti (Filcams Cgil) - abbiamo scritto alle imprese e alla Lucchini dichiarando lo stato di agitazione. Non avendo ricevuto risposta, venerdì abbiamo scritto di nuovo proclamando lo sciopero per lunedì». Cioè ieri.
«Il fatto è - aggiunge Berretti - che la legge impone al commissario di pagare il corrente. Ma le imprese ci dicono che il corrente non è stato pagato. Iosa e Volpini sostengono di aver ricevuto un’email dall’ufficio tesoreria della Lucchini con cui si garantiva il pagamento del 40% dell’importo totale corrente, cioè circa 300 euro, con bonifico al 18 marzo. Ora, a parte che il bonifico al 18 significa che il pagamento slitterà almeno al 27, ma il 40% non copre nemmeno il saldo di gennaio. In poche parole, dall’inizio dell’anno questi lavoratori hanno riscosso solo 300 euro e ne riscuoteranno altrettanti a fine mese».
«Le imprese devono pagare i propri dipendenti e la Lucchini deve pagare le imprese - commenta Luciano Gabrielli (Fiom) - Questo è pacifico, ma in questa fase è necessario trovare il giusto equilibrio. Anche all’ultimo incontro il commissario Piero Nardi ci aveva assicurato che le imprese sarebbero state pagate e noi ci auguriamo che questo avvenga davvero, in tempi rapidi. C’è anche da dire una cosa: tutta questa confusione nasce da quei 20 giorni di proroga del bando che hanno complicato tutto e costretto a spendere risorse ulteriori». Le risorse ulteriori sono i milioni bruciati nelle navi di minerale acquistate per tenere acceso l’altoforno.
Giovedì forse arriveranno le risposte a tante domande rimaste appese. L’altoforno acceso interessa soltanto agli arabi della Smc, che però devono presentare le necessarie garanzie finanziarie. Se la Smc dovesse passare al secondo livello delle trattative, allora il minerale per arrivare fino al 30 aprile (al momento l’Afo può sopravvivere fino al 12) verrebbe trovato da Nardi, stando almeno a quanto ha garantito il viceministro De Vincenti. Alle cariche successive potrebbero provvedere gli stessi arabi.
Se invece giovedì, quando è previsto il nuovo incontro al ministero, cadrà l’ipotesi Smc, si ragionerà in termini diversi. Nel frattempo, di navi non se ne parla. Contattata, l’azienda non fornisce spiegazioni. E intanto altre cinquanta famiglie sono indietro con bollette, mutui e affitti da un paio di mesi.
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