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Il re di Itaca è stato qui? Scarsi elementi scientifici

Il re di Itaca è stato qui? Scarsi elementi scientifici

Coccoluto (direttrice del parco archeologico): "La mia prima impressione è che la tesi sostenuta dalla dottoressa Schropp sia molto debole e che non sia abbastanza suffragata da elementi scientifici concreti"

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PIOMBINO. Le interpretazioni e gli studi sul mito di Ulisse e del suo viaggio di ritorno a casa non finiranno. Però mai nessuno aveva fatto fermare il re di Itaca a Baratti. Impossibile non chiedere una prima valutazione in proposito a chi con questa preziosa area archeologica lavora più direttamente. E Marta Coccoluto (tra gli studi pure Archeologia classica a Siena), coordinatrice del parco archeologico di Baratti e Populonia ha accettato l’invito, “occupandosi” delle ricerche di Lydia Schropp e del materiale bibliografico che ne sta alla base.

«Con non poco dispiacere – commenta Marta Colloluto – la mia prima impressione è che la tesi sostenuta dalla dottoressa Schropp sia molto debole e che non sia abbastanza suffragata da elementi scientifici concreti». Soprattutto alcuni punti che sono alla base delle indicazioni sottolineate dalla studiosa appassionata di civiltà antiche sollevano parecchi dubbi. «La bibliografia a cui fa riferimento – dice Marta Coccoluto – è piuttosto datata, sia quella sui siti archeologici che quella su Omero. Mentre, nel frattempo, molti altri dati, soprattutto cronologici, e molte altre interpretazioni sono state proposte, dibattute, accettate e sono entrate nella “letteratura”».

«Il poema omerico preso in considerazione – aggiunge Marca Coccoluto – si data al IX secolo a.C., nella forma attuale andò formandosi alla fine dell'VIII secolo a.C.».

« A Populonia le più antiche testimonianze archeologiche si datano all'età del Ferro (IX-VIII secolo a.C.) sull'acropoli e la necropoli a cui Schropp fa riferimento è di fine VII- IV secolo a.C., quindi non vedo come possano essere messe in correlazione cronologica».

« L'Odissea – aggiunge Marta Coccoluto – narra il mondo miceneo, a Populonia siamo nell'orientalizzante e poi nell'età arcaica, ci sono secoli di differenza e culture diversissime. Oltreché non capisco il filo che lega una necropoli, che qualsiasi sito di qualsiasi periodo storico ha, visto che dove ci sono i vivi ci sono anche i morti, con la Nekya che è il sacrificio o il rito con cui si evocano morti a scopo divinatorio».

«Sul bosco di pioppi e salici – prosegue – le uniche indagini archeobotaniche su Populonia, edite nel 2008 ed elaborate su dati archeobotanici di scavo recenti, attestano roverella, olmo, acero, carpino nero, filliree, alaterno, mirto, lentisco, corbezzolo, leccio, abete bianco. Non possono essere ignorate».

«Dire che Populonia è l'unico sito etrusco vicino al mare non è corretto – conclude Coccoluto – Tutti i siti etruschi, fondati su pianori, avevano un proprio centro satellite sulla costa, dal quale controllavano i commerci via mare e il porto. Populonia è invece fondata sul mare ma questo non è dirimente».

Però visto il fascino sollevato da queste nuove interpretazioni di Lydia Schropp su una “fermata” di Ulisse a Baratti certo è che le tombe monumentali (così come tutta la rete di itinerari che unisce la parte etrusco romana dell’abitato di Populonia con le sue vaste necropoli le cave e i quartieri industriali che si affacciano sul golfo) avranno nuovo fascino per i visitatori.

Niente male visto che la stagione 2014 è già qui. Da marzo a maggio il parco archelogico è aperto dal martedì alla domenica dalle 10 alle 18 (inclusi i festivi e i ponti).

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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