Gioco
Il voto degli stranieri e polemiche sulle primarie «Appoggiavamo Giuliani senza sotterfugi»
Djili, presidente della Consulta immigrati, ammette di aver distribuito i due euro ai suoi connazionali La Commissione di garanzia chiude il caso: nessuna responsabilità del Pd
PIOMBINO. «Sì, Massimo Giuliani era il nostro candidato. Non lo abbiamo mai nascosto. E’ il solo che ci ha chiesto un confronto, spiegando il suo programma». Diop Djili, presidente della Consulta immigrati e figura di riferimento della comunità senegalese, non ha difficoltà ad ammetterlo. Dà la sua versione dei fatti accaduti domenica scorsa, durante le primarie del Pd, che hanno portato all’esposto del comitato elettorale di Martina Pietrelli, la candidata sconfitta. Verso la quale Djili esprime «profonda stima».
Il Suv che stazionava in via Pisacane era di Djili. E dentro c’era lui a dare i due euro ai cittadini stranieri che, subito dopo, avrebbero varcato il portone della federazione di via Marco Polo. «Sapevamo genericamente della regola per cui troppo vicini ai seggi non si poteva fare propaganda. In tanti non conoscevano la sede del Pd e allora abbiamo dato come riferimento il circolo Samarcanda che un po’ tutti sanno dov’è», racconta Djili. Che, per questo, avrebbe posteggiato nei paraggi.
Racconta di una campagna elettorale condotta porta a porta, iniziata con l’incontro sollecitato da Giuliani a cui avrebbero preso parte almeno un centinaio di persone. Giuliani che ascolta i problemi. E sottolinea la volontà di operare nel solco della continuità con le politiche sociali portata avanti dall’assessore uscente, Anna Tempestini. La candidata ideale di Djili. «Ci ha convinto. E ci siamo dati da fare perchè vincesse. In una riunione della comunità senegalese, abbiamo deciso di dare una mano agli immigrati che non avevano il denaro. In tutto, avremmo sborsato sì è no una ventina di euro. Alcuni ne hanno chiesto solo uno. La maggior parte non ha voluto niente», prosegue Djili. Smentendo di aver consegnato bigliettini con l’indicazione di voto.
«Tra noi, il nome di Giuliani era già noto», taglia corto. E a chi pone questioni di etica e di democrazia, dice semplicemente: «Vengo da un paese democratico, dove non si paga per votare».
Sulla vicenda interviene Rinaldo Barsotti, presidente del Comitato di garanzia. Afferma d’aver sollecitato una verifica interna per accertare eventuali responsabilità a carico di rappresentanti del Pd. Che non sono emerse. «Se è plausibile - scrive - che qualsiasi comunità o associazione possa decidere liberamente di appoggiare uno o l'altro candidato,sarebbe disdicevole un comportamento ad opera di un rappresentante del Pd».
«La commissione - chiude Barsotti - ha accertato che la presunta attività di sollecitazione al voto non ha comunque inficiato il risultato finale».
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