Sicurezza
Pd al lavoro contro l’astensione
Il segretario Valerio Fabiani e il candidato sindaco Massimo Giuliani riflettono sulla fuga dalle urne
PIOMBINO. Maglia nera della Toscana per l’astensionismo.
Le primarie di domenica scorsa, che hanno stabilito la vittoria di Massimo Giuliani su Martina Pietrelli, consegnano questo primato negativo alla coalizione di centrosinista. In particolare lo consegnano alla sua componente più forte. Il Partito democratico.
Stavolta hanno votato in 3.132. Tradotto in percentuale, significa un calo del 34% rispetto al duello tra Cuperlo e Renzi dell’otto dicembre scorso. Quel giorno, a votare furono in 4.661.
All’assessore al bilancio, sono andati 1.686 voti (il 55,24%). La candidata renziana - e, probabilmente, non solo tale - ha raccolto 1.366 preferenze (il 44,76%). Un risultato chiaro. Come lo è il dato della netta diminuzione dei votanti. E su questo ci si interroga.
L’analisi si è aperta fin dalle ore immediatamente successive alla chiusura dei seggi. Perchè preoccupa il rischio di andare al ballottaggio - sarebbe la prima volta - se il trend della disaffezione si perpetuasse.
Il primo a sostenere di non voler banalizzare il non voto, è il segretario della federazione Pd. «Anche se dal lavoro di analisi emergesse che la causa della disaffezione è legata alla situazione piombinese, dovremmo sforzarci ancora di più per evitare che questo si traduca in un allontanamento dalla politica e dal suo esercizio democratico», afferma Valerio Fabiani. Il quale tende a valorizzare il dato dei 6 mila cittadini che, tra Piombino e San Vincenzo (qui ha votato circa il 50% degli aventi diritto) si sono recati ai seggi.
«Noi ci interroghiamo e riflettiamo. Ci concentreremo su una grande campagna di ascolto. Contemporaneamente, aspettiamo con curiosità di conoscere il metodo partecipato con cui le altre formazioni individueranno i propri candidati», sottolinea Fabiani.
Il commento di Giuliani ripercorre gli stessi binari. Il candidato sindaco non intravede il rischio del ballottaggio. O, forse, lo stigmatizza. La sua impressione è che abbia pesato molto la situazione generale che vive la città e in particolare il polo industriale. Il clima di attesa e di preoccupazione avrebbe distolto l’attenzione dal voto di domenica.
«Personalmente - ma sono convinto che questo valga anche per Martina - ho lavorato molto perchè la gente capisse quanto importante fosse andare ai seggi. In tutta onestà, penso che, più di quanto ho fatto, non avrei potuto fare», afferma Giuliani.
Quarantatre incontri in 19 giorni, un comitato elettorale costituito, di fatto, soltanto durante la raccolta delle firme per presentare la candidatura. E, contemporaneamente, l’impegno di assessore da continuare a portare avanti. Occupandosi, tra l’altro, di bilancio. Un bilancio da chiudere prima della fine della legislatura.
«E’ così che si è sviluppata la mia campagna. Ho incontrato centinaia e centinaia di cittadini. Certo, il dato dell’affluenza non tranquillizza. Ma continueremo ad impegnarci per recuperare attraverso una forte operazione di ascolto. Ho ancora molte carte da giocare», chiude Giuliani. Non prima di aver ringraziato chi lo ha sostenuto.
Valeria Parrini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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