Il Tirreno

Lucchini, si aprono le buste In corsa Smc e Klesh

di Cristiano Lozito
Lucchini, si aprono le buste In corsa Smc e Klesh

Chiusa a mezzanotte la seconda fase del bando, oggi l’analisi formale delle offerte Domani il dossier sarà sul tavolo del viceministro Claudio De Vincenti

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PIOMBINO. E’ scaduto a mezzanotte il termine per la presentazione delle offerte non vincolanti, seconda fase del bando di vendita della Lucchini.

Stamani davanti a un notaio saranno aperte le buste con le offerte, solo due a questo punto, secondo indiscrezioni: quella degli arabi della Smc, che dunque nonostante la bocciatura del memorandum avrebbero confermato la volontà di acquisire lo stabilimento, e quella di Klesh, il fondo svizzero interessato esclusivamente ai laminatoi.

Fuori sarebbero dunque Duferco, che aveva annunciato di ritirarsi dalla competizione per «le condizioni ambientali» create in città, dove istituzioni e sindacati ritengono la proposta araba l’unica in grado di evitare disastri sociali, e la cordata Ferriere Valsabbia-Ecoacciai, che ha una posizione simile a quella di Duferco, pur dicendosi pronta a intervenire se l’affare con Smc non andrà in porto. Entrambe autoescluse, insieme agli indiani di Jindal, che si erano sfilati già da tempo, a meno che l’appello alla partecipazione del viceministro Claudio De Vincenti a tutte le aziende teoricamente in corsa, non abbia sortito effetti in extremis.

Ma è ovvio che tutta l’attenzione sia puntata sull’offerta Smc, quella che ha acceso le speranze della città, con la promessa del mantenimento dell’occupazione e di un miliardo e mezzo di investimenti per spostare e modernizzare la fabbrica. Offerta che però ritiene imprescindibile il mantenimento in attività dell’altoforno per il tempo necessario alla realizzazione di due forni elettrici e di un Corex. E’ questo il punto: l’altoforno per restare in marcia oltre la metà di aprile ha bisogno di minerale da ordinare entro sabato, gli arabi però non sembrano disposti a versare i 40 milioni necessari se non dopo il passaggio a una sorta di trattativa privata, in esclusiva.

Ipotesi per la quale invece il commissario Piero Nardi chiede garanzie bancarie (300 milioni per provvedere ai due anni nei quali la Smc garantisce e il funzionamento dello stabilimento con la piena occupazione) e l’anticipo dei soldi per il minerale, offrendo in cambio – se poi la trattativa non andasse a buon fine – semiprodotti per il valore della cifra investita.

Probabilmente solo domani si saprà se gli arabi hanno deciso di cambiare la propria posizione e di provvedere al pagamento del minerale, o se il governo confermerà l’impegno preso a novembre di mantenere l’altoforno in marcia fino all’arrivo di un acquirente.

La giornata di oggi infatti sarà dedicata da parte degli avvocati a un’analisi formale delle offerte presentate, che poi domani verranno girate a Roma, all’attenzione del ministero dello Sviluppo economico.

Tempi brevi, dunque, viste le scadenze dell’altoforno. Giovedì è già fissato a Roma un incontro con i sindacati, il 20 infine sono convocati dal viceministro De Vincenti il commissario Nardi e le istituzioni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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