La manifestazione
CENTROSINISTRA C’E’ IL RISCHIO BALLOTTAGGIO
DI CRISTIANO LOZITO Alla fine il Pd si affida a Massimo Giuliani, l’uomo che tutti si aspettavano di vedere in corsa per la successione di Gianni Anselmi, ma che l’apparato del partito non ha mai...
DI CRISTIANO LOZITO
Alla fine il Pd si affida a Massimo Giuliani, l’uomo che tutti si aspettavano di vedere in corsa per la successione di Gianni Anselmi, ma che l’apparato del partito non ha mai digerito. Forse proprio perché Giuliani è tutto meno che dell’apparato: un non-politico che, chiamato a fare l’amministratore, in quel compito si è gettato anima e corpo, lontano dalla vita di partito non solo per sua volontà, un uomo che nel gruppo dirigente molti ritenevano inadatto al ruolo, scambiando la sua umiltà e il suo stile riflessivo con la scarsa personalità. Invece, decidendo di candidarsi all’ultimo tuffo nonostante le tante resistenze, ha confermato alle urne la sua popolarità, visto che già nel 2009 fu il recordman di preferenze. Certo ha goduto del sostegno del sindaco Anselmi, chiaro a tutti seppur mai manifestato pubblicamente, ma la sua vera forza sono stati i tratti che gli sono stati riconosciuti anche dagli avversari: onestà e trasparenza. Martina Pietrelli dal canto suo ha dato la sensazione di rimontare negli ultimi giorni uno svantaggio iniziale consistente, ma le è mancato l’ultimo sprint, penalizzata probabilmente dalla scarsa affluenza e forse dal calo di popolarità di Matteo Renzi per il modo con cui ha preso il posto di Enrico Letta al Governo. Ma aver raggiunto quasi la metà dei voti certo assegna a Pietrelli un ruolo imprescindibile nel duro lavoro che attende il Pd e la coalizione: perché lo spauracchio del ballottaggio agita Pd e coalizione, che guardano con preoccupazione ad alcuni numeri. Intanto i dati dell’affluenza di domenica, appena 3.132 votanti, contro i 4.661 del ballottaggio Renzi-Cuperlo (-34%). E, ancora, i quasi 4mila voti persi dal Pd alle ultime politiche rispetto al voto del 2008. Nel giugno del 2009 Anselmi fu rieletto con quasi 13mila voti di coalizione (66,88%), il Pd da solo arrivò comunque alla maggioranza assoluta (51,38%) con 9990 voti. In quella coalizione c’era anche Sel, oggi invece fuori dal centrosinistra, che raccolse 1.460 voti. Ecco che quei poco più di 3.000 votanti alle primarie sono un segnale per il centrosinistra (con l’Idv ridimensionata rispetto a cinque anni fa e due piccole forze come Pdci e Spirito libero), alle prese con tre liste di centrodestra, due liste civiche e, soprattutto, i 5 Stelle, che non sarà facile evitare il ballottaggio, con i rischi che ne conseguirebbero.
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