Lutto
L’Inps chiede 2mila 800 euro, ma la pensionata è morta
PIOMBINO. A conti fatti l’Inps ha stabilito di dover recuperare 2mila 800 euro in base a una revisione delle pensioni versate, anche se la signora che in realtà avrebbe ricevuto i versamenti impropri...
PIOMBINO. A conti fatti l’Inps ha stabilito di dover recuperare 2mila 800 euro in base a una revisione delle pensioni versate, anche se la signora che in realtà avrebbe ricevuto i versamenti impropri è morta da due anni. Così le tre figlie non hanno più solo ereditato amore e ricordi ma anche debiti e si son viste recapitare una richiesta di restituzione pari a 2.800 euro.
Racconta Anna Ciaponi, 60 anni anche a nome delle sorelle: «Recupero di credito da parte dell’Inps che ci ha spiazzato – dice – legato, ci viene detto a un pagamento superiore della pensione della mia mamma Vanda pari a 200 euro al mese che le venivano date per invalidità, appoggiato al 60%della pensione di reversibilità di cui lei godeva dopo la morte del babbo, 9 mesi prima, babbo che faceva lo spazzino. In totale la mamma godeva di una pensione di circa 1050 euro». Purtroppo storia simile a tante altre, da quando una circolare l’Inps prevede che le somme indebite percepite dal primo gennaio 2001 possano essere chieste agli eredi.
«La mamma – ricorda Anna Ciaponi – è morta il 4 ottobre del 2012, per embolia polmonare a Villamarina dove era ricoverata per alleviare la sofferenza. Da 15 anni era sulla sedia a rotelle o al letto, con le sbarre, perché non poteva alzarsi. Sì, purtroppo con la testa c’era tutta e si rendeva dolorosamente conto della situazione. Con le mie sorelle non l’abbiamo mai lasciata sola e quando non potevamo restare con le ci affidavamo ai vicini di casa... badante? Impossibile da mantenere. Nessuna assicurazione e anche per le medicine aveva solo qualche esenzione. Insomma bisognava comprare quasi tutto. Babbo era morto 9 mesi prima, quando aveva 88 anni, dopo essere stato sotto terapia ossigeno 20 ore al giorno da 6 anni, per enfisema polmonare e silicosi. A lui gli aggravamenti l’Inps li mandava senza dover neppure fare domanda. Prigioniero nel campo di concentramento nazista, medaglia al valore, una vita a fare il netturbino girando per la città col bidone ed andandolo a svuotarlo a piedi ai macelli... finendo la vita senza neppure i soldi per pagarsi la badante. E ora l’Inps ci chiede questi 9 mesi in più... pagheremo, a rate, ma tutto questo non è civiltà».
Cecilia Cecchi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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