Il dolore
«Nessun pregiudizio sull’offerta della Duferco»
De Vincenti chiede di presentare una proposta non vincolante a tutte le aziende Gli arabi Smc ancora in lizza, resta il nodo dell’acquisto di minerale per l’altoforno
PIOMBINO. «E’ stato un incontro utile». Questo il commento dei sindacati subito dopo aver lasciato il tavolo del confronto col viceministro allo Sviluppo economico Claudio De Vincenti, che ha rivolto un invito a tutte le società che hanno presentato le manifestazioni d’interesse all’acquisizione della Lucchini, o di parte dei suoi impianti, a presentare entro la mezzanotte di lunedì un’offerta non vincolante.
Tra le aziende che saranno interpellate, secondo una dichiarazione del segretario nazionale della Uilm Mario Ghini, ci sarà anche la cordata Duferco, Feralpi e Acciaierie Venete, che martedì aveva fatto sapere al commissario straordinario Piero Nardi l’intenzione di rinunciare alle ulteriori procedure previste dalla gara.
Secondo indiscrezioni, presenteranno la loro offerta anche gli arabi della Smc e Klesch. De Vincenti ha assicurato i sindacati _ che non hanno mancato di sollevare le loro proteste per i due ultimi comunicati diffusi dal commissario Nardi (quelli sul memorandum degli arabi e quelle sull’abbandono della cordata Duferco) _ che «da parte dell’esecutivo non c’è alcun pregiudizio nei confronti di nessuna delle proposte di cui si è ampiamente parlato in questi giorni. Vedremo martedì – ha sostenuto il viceministro – le offerte che saranno presentate. Valuteremo il contenuto dei progetti, la loro credibilità industriale e finanziaria».
E per una prima valutazione delle proposte che arriveranno è già fissato un nuovo incontro con i sindacati per giovedì 13, mentre il 20 al ministero saranno chiamati anche il commissario Nardi e le istituzioni locali. Da valutare, giovedì, soprattutto le garanzie sulla continuità produttiva: il 15 marzo è considerata la data ultima utile per ordinare una nuova nave di minerale e consentire all’altoforno di restare in attività dopo il 10 aprile.
Secondo quanto riferisce il segretario provinciale della Fim Fausto Fagioli, De Vincenti si sarebbe preso l’impegno a intervenire con tutte le aziende che presenteranno l’offerta non vincolante affiché assicurino la continuità produttiva almeno fino alla seconda fase, l’offerta vincolante che dovrebbe arrivare entro i 30-40 giorni successivi. Un impegno che appare più che altro morale, considerando che diverse delle aziende in gara non sono interessate al mantenimento dell’altoforno.
All’incontro col viceministro erano presenti Marco Bentivogli, Rosario Rappa, Mario Ghini, rispettivamente segretari nazionali di Fim, Fiom e Uilm, e la delegazione piombinese composta da Fausto Fagioli (Fim), Luciano Gabrielli (Fiom) e Vincenzo Renda (Uilm). «Riteniamo che entro marzo ci siano le offerte definitive», ha dichiarato Bentivogli. «Il governo si è impegnato a fare sollecitazioni per l’offerta a tutte le società – gli ha fatto eco Ghini – le aziende interessate dovranno presentare garanzie per almeno 300 milioni». Per Rappa si è trattato di un incontro interlocutorio: «In 30-40 giorni arriveremo alla fase finale con la valutazione dei piani industriali. Per noi è fondamentale che il percorso avvenga a impianti funzionanti».
Per la Lucchini si apre lunedì, dunque, una settimana cruciale. Se gli arabi della Smc dovessero presentare un’offerta potrebbe essere più facile – visto che sono gli unici che hanno dichiarato l’intenzione di mantenere accesso l’altoforno – ottenere un anticipo (garantito) dei 40 milioni necessari all’acquisto delle materie prime.
Diverso l’interesse di chi, invece, già in anticipo si è dichiarato interessato solo a una parte degli impianti del Gruppo Lucchini. «Il governo si è impegnato – dice a questo proposito il segretario provinciale della Fiom Gabrielli – ad aprire dopo il 10 un confronto sui programmi tra le aziende interessate e i sindacati». Vincenzo Renda (Uilm) invece mette in evidenza «il diritto-dovere dei sindacati di pretendere che venga presa in considerazione l’offerta che garantisce le nostre aspettative sul futuro industriale ed occupazionale». Un modo per rispondere alle accuse lanciate da Duferco & C. a proposito delle ostili «condizioni ambientali» sollevate a giustificazione dell’annunciata rinuncia.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
