Gioco
Tassa sui fossi, in arrivo 5mila cartelle
Riguardano i pagamenti dal 2006 al 2010 che l’ex Unione dei Comuni ormai disciolta non ha mai riscosso
PORTOFERRAIO. Sono quasi cinquemila le cartelle (per l’esattezza 4.519) che arriveranno agli elbani e peseranno sulle tasche dei cittadini per diverse decine di euro. Riguardano la riscossione di pagamenti non effettuati per la pulitura dei fossi. Cartelle post datate: riguardano le annualità comprese tra il 2006 e il 2010. Ma non basta. Sono emesse da un ente, nel caso specifico l’Unione dei Comuni, che è ormai disciolto da tempo. Alessandro Fabbrizzi è il direttore del Consorzio di Bonifica Alta Maremma. Dice: «Non lo sappiamo neppure noi perché siano state dimenticate – commenta – imbustate e già con gli indirizzi prestampati, non sono mai state consegnate agli uffici delle Poste per la spedizione».
La mancata riscossione dei crediti è una parte dell’eredità lasciata dall’Unione dei Comuni elbani, lo stesso ente che si è sciolto e ha passato il testimone proprio al Consorzio di Bonifica, che è quindi subentrato nella gestione del settore delle bonifiche e di tutto ciò che riguarda il trattamento dei fossi sul territorio di competenza.
Le cartelle in questione riguardano l'annualità 2006 - 2010, che l'Unione dei Comuni ha messo a ruolo con delibera il 12 agosto del 2010, resa poi esecutiva il 24 marzo 2011. Ma i cittadini che stanno vedendo arrivare le cartelle di Equitalia qualche dubbio lo pongono. Può essere esecutivo e giuridicamente valido un atto firmato dal funzionario d'allora, l’architetto Mario Ferrari, il quale non è più in carica dal 2011, per conto di un ente che non esiste più? «Chi chiede di mettersi in pari per il mancato pagamento – risponde ancora il direttore Fabbrizzi – è Equitalia, la quale riscuoterà la somma richiesta e la girerà al nuovo gestore, quindi a noi». Il Consorzio di Bonifica conta di recuperare circa 200mila euro con il pagamento delle cartelle arretrate. La quota che permetterebbe alla società di per chiudere l’esercizio finanziario in parità.
La quota complessiva deve essere considerata al netto dei pagamenti per cui gli intestatari hanno fatto ricorso al giudice e hanno goduto di una sentenza favorevole del Tar; quelle poi intestate a persone che sono defunte.
E in ultimo, i due quesiti più importanti. La prescrizione dei provvedimenti amministrativi: ogni atto - così recita la legge - per essere valido non può oltrepassare i cinque anni. «Ma bisogna prendere in considerazione quando è stato emesso il provvedimento (2011 ndr) – risponde ancora Fabbrizzi – Credo che Equitalia abbia tempo fino a dicembre di quest’anno per richiedere gli arretrati». Infine solo valide le cartelle emanate da un ente che giuridicamente non esiste più? «E’ sempre Equitalia che richiede il dovuto – conclude il presidente – non l’Unione dei Comuni». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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