Il dolore
Proprietari di seconde case contro Toremar
Centosette utenti scrivono al difensore civico regionale: «Serve più trasparenza sui prezzi»
PORTOFERRAIO. «Più trasparenza sui prezzi dei traghetti». È quanto chiedono, con una lettera inviata al difensore civico della Toscana Lucia Franchini e, per conoscenza, al presidente Enrico Rossi, 107 cittadini, in prevalenza proprietari di seconde case sull’isola. In calce alla lettera le firme dei 107 utenti.
I firmatari della petizione chiedono spiegazioni rispetto al prezzo dei biglietti che «non è dato conoscere, se non al momento dell’acquisto – si legge nella lettera – e che potrebbe essere comunicato nel tabellone elettronico che informa degli orari». Secondo i firmatari i prezzi dei biglietti «sono pubblicati solo su sul sito web della Toremar e non corrispondono a quanto effettivamente praticato – scrivono - e per quali ragioni le biglietterie non informano prima l’utenza sulla differenza di prezzo limitandosi a solo a comunicare quelli delle partenze più vicine?».
L’idea della petizione ha preso forma nei mesi estivi e si è concretizzata con la lettera inviata al difensore civico regionale in queste ore. «Tutto ciò accade in spregio al contratto di servizio che prevede tra l’altro “facile accessibilità alle informazioni sulle modalità di viaggio e sulle tariffe”».
Nella lettera inviata alla Regione i firmatari fanno riferimento anche alle dichiarazioni rilasciate dall’allora assessore ai Trasporti Luca Ceccobao . «Ha dichiarato – si legge nella lettera – che “Stiamo riservando particolare attenzione al controllo delle tariffe, sulle quali fino al completamento della gara non potevamo intervenire. Costituiremo con le associazioni economiche locali un osservatorio permanente con sede a Portoferraio che vigilerà sui servizi e le tariffe».
Nel mirino dei firmatari anche la scarsa informazione sull’applicazione della tassa di sbarco. «Da questa imposta sono esenti i residenti, i nativi e i proprietari di casa che già pagano l’Imu – scrivono i firmatari – ebbene, di tale esenzione da certificare con fastidiose pratiche burocratiche, non è data alcuna notizia agli sportelli che procedono all’incasso, in spregio al diritto alla corretta informazione e alla buona fede degli utenti alle cui spalle si continua a praticare questa inutile gabella».
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