La manifestazione
Giuliani: idee fattibili per una città in difficoltà
Teme i riflessi sociali della crisi Lucchini e critica la gestione della vendita Commercio da rivitalizzare e turismo da incentivare. Ridurre le auto in centro
PIOMBINO. Così Massimo Giuliani ha risposto alle nostre domande.
1 - Industria. «La questione della cura del fallimento e della vendita della Lucchini affidata solo a un curatore e a un commissario doveva essere affrontata invece con un collegio di curatori più rappresentativo del territorio e che desse maggiori garanzie anche a livello sociale. È infatti anche il riflesso sociale della questione Lucchini che mi preoccupa. La strada per cercare di salvare l’area a caldo va percorsa fino in fondo, e comunque dovremo fare in modo di mantenere a Piombino una forma di produzione dell’acciaio, almeno con forni elettrici. Altrimenti temo ripercussioni sociali grandi su una città in cui si sente già serpeggiare un sentimento anti-fabbrica. Mi aspetto una fase di grande difficoltà che sarà necessario gestire con estrema cura».
2 - Commercio. «Provvedimenti ad hoc per il commercio se ne possono fare pochi. In forma indiretta penso a un piano della mobilità urbana che tenga conto delle esigenze del commercio. Un’altra cosa che si potrebbe fare è lo spostamento alternato e periodico del mercato settimanale per dare respiro ad altre zone della città. Lo stesso si potrebbero fare happening nelle aree commerciali diverse dal centro, magari coinvolgendo anche le scuole e le associazioni. Inoltre il commercio risente anche del degrado in alcune parti della città, come nella zona dei portici che dovrà essere riqualificata».
3 - Mobilità urbana. «Ognuno di noi ha una città ideale in testa, il problema è realizzare concretamente le idee che possiamo avere, Piombino poi ha flussi molto particolari che possono anche cambiare a seconda di come finirà la questione della Lucchini. Secondo me, comunque, il problema centrale resta quello del rapporto fra viabilità cittadina e parcheggi. Dovremo trovare il modo di fare dei parcheggi scambiatori ai margini della città per ridurre la pressione delle auto sul centro. Una buona idea sarebbe quella di realizzare servizi navetta con autobus elettrici che però costano molto: dovremo incentivare la Tiemme a percorrere questa strada intercettando i contributi europei per rinnovare il parco-mezzi. Anche la Ztl nel centro storico dovrà essere rivista, perché così come è adesso resta un nervo scoperto che causa problemi, relativi proprio ai parcheggi, per i residenti e per chi ha attività commerciali. Le piste ciclabili? Dico certamente sì, ma dove e quando sono effettivamente possibili; ci sono infatti zone della città con problematiche tecniche difficilmente risolvibili e inserire qui delle piste ciclabili finirebbe per diminuire la sicurezza per tutti».
4 - Società Parchi. «È un braccio che serve ad erogare servizi e dovrà continuare ad esistere; anzi, se non ci fosse dovremmo crearla perché altrimenti il ministero non ci permetterebbe di gestire i nostri parchi. Per legge, questa società può essere solo pubblica e non può fare attività puramente commerciale perciò non può essere pensata, come dice qualcuno, per fare un’attività simile a quella delle agenzie turistiche. Oltre all’attuale attività di mantenimento del patrimonio ambientale e culturale, credo che potrebbe però servire come elemento promotore del nostro sistema turistico. Il sostentamento della Parchi, poi, è una questione delicata: bisogna ridefinire le spettanze dei contributi fra i vari Comuni, spettanze ora in gran parte sulle spalle del Comune di Piombino, altrimenti si dica chiaramente che si vuole uscire».
5 - Turismo. «È un settore ancora completamente da esplorare, è stato fatto qualcosa e c’è stato un boom di presenze sull’area piombinese in totale controtendenza col resto della costa toscana, ma si può e si deve fare di più. Bisogna fare in modo di intercettare più persone e soprattutto allungare la loro permanenza sul territorio. Adesso abbiamo tante presenze, ma restano poco e quindi lasciano poco. Quindi dobbiamo intercettare flussi turistici che arrivano da più lontano, cioè puntare sui mercati esteri. Dobbiamo puntare sul turismo di settore: eno-gastronomico, sociale, sportivo. Oggi non si vende più la destinazione turistica, ma l’emozione, le cose da fare oltre a quelle da vedere e noi abbiamo raccolte in pochi chilometri una quantità di attrattive in questo senso: il mare, la cultura, l’ambiente, la produzione agricola di qualità. La rete ricettiva fuori dalla città funziona bene, può essere ampliata e dovrà riuscire a fare sistema per incidere sul rapporto qualità-prezzo. In città invece la rete alberghiera ha bisogno di rinnovamento e caratterizzazione e manca una struttura ricettiva di target medio-alto».
6 - Se perdo. «Se perdo le primarie mi metterò a disposizione del partito e della coalizione. Se poi di me non ci fosse bisogno tornerò a fare a tempo pieno il commissario tecnico della nazionale di nuoto di fondo. Ruolo che manterrò anche se diventassi sindaco, limitandomi però alla direzione organizzativa lasciando ad altri la parte tecnica e degli allenamenti».
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