Il Tirreno

Duferco via per «condizioni ambientali»

di Giorgio Pasquinucci
 Duferco via per «condizioni ambientali»

Nardi annuncia il ritiro della cordata. Anselmi replica: «Al contrario, questo è il luogo perfetto per progetti seri»

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PIOMBINO. La cordata Duferco-Feralpi-Acciaierie Venete si ritira dalla gara per acquisire parte degli impianti della Lucchini. Ad annunciarlo è un comunicato dell'amministratore straordinario Piero Nardi, che ieri mattina ha ricevuto in azienda Antonio Gozzi (amministratore delegato Duferco) e Giuseppe Pasini, patron di Feralpi, in rappresentanza anche di Alessandro Banzano delle Acciaierie Venete. Successivamente Gozzi ha fatto una telefonata, definita «molto cortese», al sindaco precisando, secondo quanto riferisce lo stesso Anselmi, che il progetto delle tre aziende «avrebbe riguardato solo la gestione dei laminatoi, senza la realizzazione di un forno elettrico». In pratica 600 addetti contro gli attuali 2.200.

La Lucchini, che finora non ha mai voluto rendere note i nomi delle aziende che hanno presentato manifestazioni d’interesse, per la prima volta si trova a fare ufficialmente il nome della Duferco & C. in senso negativo.

Secondo quanto afferma la nota del commissario, le aziende della cordata italiana non «ravvisano ci siano le condizioni ambientali su Piombino per proseguire oltre nella procedura di cessione. Pertanto hanno dichiarato di avere preso la decisione di non presentare l’offerta non vincolante».

Condizioni ambientali che sarebbero da far risalire a dichiarazioni ostili, comparse non solo sulla stampa, soprattutto in queste ultime settimane, in concomitanza con il clima avvelenato che si è instaurato dopo a presentazione del memorandum of understanding degli arabi della Smc.

Oltre alle dichiarazioni rilasciate direttamente ai giornalisti, il sindaco Anselmi affida a facebook il suo commento. «Non ci sono, a parte l’inquinamento, problemi ambientali a Piombino, che al contrario è l'ambiente perfetto per progetti seri e in grado di aprire prospettive senza passare dal disastro sociale».

Il punto di riferimento per Anselmi è il protocollo d’intesa firmato il 16 gennaio scorso con tre ministeri «che definisce un progetto di riconversione ecologica del nostro polo industriale, con l’obiettivo di coniugare risanamento ambientale, competitività, occupazione e contenere l’impatto sociale dei processi di trasformazione». L’obiettivo, insomma, «non è la semplice sopravvivenza dei laminatoi. Non si costruisce il futuro - ribadisce il sindaco - sulle macerie».

Oggi alle 14 è intanto previsto l’incontro al ministero dello Sviluppo economico con i sindacati nazionali e territoriali. A breve potrebbero essere convocate anche le istituzioni (Regione, Provincia e Comune), ma non come richiesto inizialmente dai sindacati gli arabi della Smc, per il rispetto della procedura che fissa per il 10 marzo il termine utile per la presentazione delle offerte non vincolanti.

E mentre Anselmi sostiene di confidare nel governo sulla vicenda del mantenimento in attività dell'altoforno (che ha minerale a disposizione fino al 10 aprile), anche Fiom, Fiom, Uilm e le Rsu Lucchini reagiscono alla nota diffusa dal commissario. Non mancano di evidenziare di aver appreso solo dalla stampa dell’interessamento della Duferco & C., senza che il sindacato sia stato mai messo a conoscenza di manifestazioni ufficiali e delle intenzioni della cordata. Suona dunque strano ai sindacati che il comunicato sia stato firmato dal commissario: «Non è questa turbativa d'asta?», si domandano.

Dare pari dignità alle proposte, ricordano, è sempre stata la loro richiesta. Ma ribadiscono anche che «il mantenimento del ciclo integrale anche oggi può essere un valore aggiunto da realizzare con una siderurgia moderna da cui ripartire con produzioni di qualità e quantità. Produrre a Piombino acciaio di bassa qualità sarebbe perdente e di poco respiro e forse - proseguono - proprio per questo qualcuno voleva prendere le produzioni migliori e chiudere gli impianti».

Al governo oggi i sindacati ripeteranno la richiesta di mantenere in vita l’altoforno, poiché anche una carica in bianco ne pregiudicherebbe il funzionamento, possibile invece a loro giudizio per altri 3-4 anni eseguendo le dovute manutenzioni. Anche per Fim, Fiom, Uilm il punto di riferimento è il protocollo d’intesa tra le istituzioni «per una siderurgia ecocompatibile, con impianti come il corex»".

«Il mantenimento dell’occupazione e dell'occupazione - concludono - in attesa di nuovi impianti, passa anche attraverso la riqualificazione del porto e dal polo europeo per la demolizioni delle navi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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