Il Tirreno

Piombino batte cassa con il Governo

di Alessandro De Gregorio
Piombino batte cassa con il Governo

Domani i sindacati a Roma con un obiettivo: tradurre in 40 milioni gli impegni presi a novembre dal ministero

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PIOMBINO. Ci sono momenti in cui le parole devono diventare fatti, tradursi in gesti concreti. E quando si dice che domani ci sarà un incontro al ministero dello sviluppo economico in cui verrà chiesto al Governo di rispettare gli impegni, significa in parole povere che si va a batter cassa. Ci vogliono 40 milioni cash per comprare la nave di minerale in grado di alimentare l’altoforno ancora un po’. Questo chiederanno i sindacati e, se verrà invitato (perché al momento non lo è), anche il sindaco Gianni Anselmi.

L’incontro è fissato alle 14 al dicastero del neoministro Federica Guidi. L’interlocutore dei sindacalisti nazionali e territoriali sarà ancora una volta il sottosegretario Claudio De Vincenti, oppure il funzionario Giampietro Castano.

Non ci saranno altri, come inizialmente auspicato dai sindacati. E per altri si intendono sia il presidente del consiglio Matteo Renzi che lo stesso commissario Piero Nardi e soprattutto qualcuno della Smc, il gruppo del giordano Khaled al Habahbeh che ha manifestato l’interesse ad acquistare lo stabilimento con l’Afo in marcia, ma la cui proposta di intesa non è stata accolta da Nardi. Al Habahbeh in ogni caso - è stato fatto notare - non avrebbe potuto partecipare all’incontro di domani. Potrà farlo solo dopo il 10 aprile, quando scadrà il termine per le offerte non vincolanti previsto dal bando. Una sua presenza prima di quella data esporrebbe lui e altri a una denuncia per turbativa d’asta.

Anche di questo si è parlato lunedì sera a Firenze nell’ufficio di Enrico Rossi. Come sappiamo, il presidente della Regione ha dato il suo appoggio ai lavoratori ribadendo di voler chiedere conto degli impegni presi a suo tempo dal governo Letta. Ora però l’obiettivo è Renzi. Si vuole insomma arrivare a un incontro, successivo al 10 aprile, in cui ci siano davvero tutte le parti in causa: i sindacati, l’azienda, il sindaco, i presidenti di Provincia e Regione, il capo del Governo e gli arabi. Un incontro decisivo, risolutivo, che spazzi via fraintendimenti, giochetti e quant’altro.

Ma intanto bisogna arrivarci vivi, a quell’eventuale incontro. E siamo a domani.

Sempre per domani, lo sciopero in Lucchini e la mobilitazione degli operai a Roma sono stati sospesi. Si deciderà al rientro, in assemblea, cosa fare. Domani al ministero verrà ricordato cosa disse a novembre, in quelle stesse stanze, il sottosegretario De Vincenti quando chiese a Nardi di «operare per riuscire a mantenere in attività l’altoforno fino al momento in cui, con l’accordo di programma, non risulti definita la prospettiva di riconversione in termini di finanziamenti e di strumentazione, e finché non sia stato individuato l’investitore che rilevi lo stabilimento e non siano chiarite la possibilità e le forme di gestione dell’area a caldo».

Anselmi spera di esserci, per contribuire a rinfrescare la memoria a tutti. Nel frattempo il sindaco dice che «insieme al sindacato e sorretti dalla spinta di una città intera stiamo provando con tutte le nostre forze a cambiare il finale del film “Piombino deve chiudere”. Confidiamo di non essere soli, e che il Governo mantenga gli impegni. Quanto al tentativo che si percepisce di attribuire al gruppo arabo la responsabilità di una eventuale fermata dell’altoforno, beh, questo si commenta da solo».

Infine la 3M. Ieri l’azienda ha eseguito il bonifico. I settanta dipendenti dell’impresa di manutenzione, che per primi si erano visti dimezzare lo stipendio, possono tirare un sospiro di sollievo. Almeno per ora.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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