Il dolore
Lucchini, il Governo rispetti gli impegni
Le richieste dei sindacati, dei lavoratori e di Anselmi sostenute anche dal presidente Rossi. Il giallo dell’attacco hacker
PIOMBINO. Due cose hanno congelato tutto. La prima è stata la nota del commissario Nardi che ha bocciato gli arabi con la storia (finora riferita ma non ancora documentata) dei 300 milioni chiesti dal gruppo Smc per rilevare la Lucchini. La seconda è stata il silenzio dello stesso Khaled al Habahbeh, il giordano dal quale tutti hanno atteso invano una replica. Lo stesso Khaled ieri mattina era atteso all’Hotel Est. Ma la prenotazione è stata annullata. Potrebbe tornare in settimana. Forse.
Tutto congelato, dunque, in un clima sempre più cupo. Eppure qualcuno non si rassegna. I sindacalisti, il sindaco, molti operai. E la partita ora viene portata, anzi riportata, a Roma, dove avrebbe dovuto giocarsi sin dal primo minuto.
Incontro al ministero. Giovedì alle 14 (salvo slittamento a lunedì 10) ci sarà un incontro al ministero dello sviluppo economico. Ma sono stati invitati solo i sindacalisti, mentre anche ieri al consiglio di fabbrica è stato ripetuto che a quel tavolo dovranno esserci tutti i giocatori: azienda, istituzioni e soprattutto gli arabi. Che vengano, quelli della Smc, e dimostrino di avere i soldi. Che mettano sul piatto i 40 milioni necessari per comprare la nave di minerale evitando che l’altoforno si spenga il 10 aprile. Perché, una volta spento, addio area a caldo e quindi in ogni caso addio alla proposta araba.
Le responsabilità del Governo. Ma intanto il Governo non può continuare a far finta di niente. Questo è stato lo slogan di giornata, conclusasi con l’impegno del presidente della Regione, Enrico Rossi, a mettere il nuovo esecutivo Renzi di fronte alle proprie responsabilità, quelle assunte a suo tempo dal sottosegretario De Vincenti: mantenere l’Afo in marcia fino a quando non ci saranno un acquirente e un piano industriale.
Dal cdf a Firenze. La convulsa giornata di ieri, cominciata con un acceso consiglio di fabbrica e proseguita con uno sciopero di otto ore (14-22) ai laminatoi, si è conclusa dunque a Firenze dove i tre segretari Fim (Fausto Fagioli), Fiom (Luciano Gabrielli), Uilm (Vincenzo Renda), il coordinatore Rsu Mirko Lami e il sindaco Gianni Anselmi hanno incontrato Rossi.
Le richieste di Rossi. La prima richiesta di Rossi al Governo, oltre a quella di un incontro urgente con tutti i soggetti coinvolti e non solo coi sindacati, è stata «di valutare in maniera approfondita le proposte di acquisto avanzate e di verificarne l’attendibilità nell’ambito di una politica industriale nazionale per l’acciaio di cui peraltro si stentano a intravedere le linee direttive». Seconda richiesta: «La valutazione delle proposte di acquisto dovrà esprimere una coerenza col progetto di riconversione ecologica del polo siderurgico piombinese su cui le istituzioni pubbliche e le forze sociali hanno sottoscritto col governo precedente un protocollo d’intesa e stanno lavorando alla definizione di un accordo di programma».
«La terza richiesta – ha aggiunto Rossi - come concordato nel protocollo sottoscritto, è che venga mantenuto acceso l’altoforno fino al momento in cui la società subentrante si impegni a realizzare il progetto di riconversione ecologica stabilito. Abbiamo bisogno di certezze, e la Lucchini è una questione nazionale».
Sciopero e tutti a Roma. Intanto per giovedì, giorno dell’incontro al ministero, è stato proclamato lo sciopero di 24 ore alla Lucchini (tranne cokeria, acciaieria e ovviamente Afo). Ma tutto potrebbe essere spostato al 10, in modo da avere al tavolo anche la Smc. Fuori dal ministero comunque ci saranno gli operai che andranno a Roma in pullman (almeno dieci pullman, dice Gabrielli) e vi potrebbero anche restare, in sit-in. Una delegazione ristretta si piazzerà davanti al Quirinale con uno striscione, chiedendo di essere ricevuta dal Presidente. Perché si vuole sapere cosa è cambiato rispetto agli impegni presi a suo tempo dal governo Letta e da Napolitano. E perché.
Solidarietà alle imprese. La sensazione, esternata senza tanti giri di parole, è che i lavoratori siano stati lasciati soli, insieme ai sindacati e al sindaco, dalla politica. E la situazione rischia di precipitare. Ieri, prima ancora che entrassero in sciopero i lavoratori Lucchini, avevano già incrociato le braccia quelli della 3M, ditta che esegue manutenzioni all’Afo. Malgrado le promesse, non avevano ancora ricevuto il saldo dei loro stipendi, dimezzati a causa della spesa sostenuta da Nardi per l’ultima nave di minerale. La Lucchini fa sapere che in questi giorni eseguirà il bonifico. Ma intanto ieri Lami ha lanciato una sottoscrizione tra i dipendenti Lucchini: «Autotassiamoci per i colleghi della 3M, perché non possono andare al lavoro gratis e non possiamo permetterci che un loro sciopero metta a repentaglio l’Afo. Mettiamo 50 euro a testa e diamo uno schiaffo morale a Nardi».
«Vogliamo risposte». Fuori dalla portineria, alle 14, Fagioli ha parlato in assemblea: «E’ improponibile che la presidenza del consiglio e il Mise non ci diano la dovuta attenzione. Dalle notizie che abbiamo gli arabi hanno la volontà di ricomporre la situazione. E ora noi vogliamo risposte dal governo».
Il giallo dell’hacker. Come se non bastasse, c’è stato anche il giallo dell’hacker. Dall’indirizzo di posta affarisocietari@lucchini.com ieri è giunta al Tirreno una mail con documenti denigratori riferiti all’imprenditore giordano. La Lucchini smentisce di averla inviata e precisa che «affarisocietari@lucchini.com è una casella di posta creata con lo scopo di richiedere informazioni riguardanti il bando di vendita; la casella non è mai stata utilizzata per comunicazioni con i media». Un attacco informatico, così che la Lucchini annuncia «di star procedendo a una formale denuncia alla polizia postale».
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