Gioco
Ampliamento del porto, si lavora al ritmo di 18 metri al giorno
Sul cantiere Sales-Cmc, l’obiettivo è un anno per costruire il piazzale da otto ettari nell’area industriale piombinese
PIOMBINO. Le ruspe lavorano senza fermarsi. Venti ore su ventiquattro all’inizio, poi procederanno su tre turni sette giorni su sette. Ogni giorno allungano le banchine di 18 metri. Poi ci sono le tre vasche di colmata e quella nuova, la vasca grande, ancora da delimitare dalle scogliere. Nelle tre vasche ogni giorno dai 30 ai 60 camion rovesceranno un milione e 800mila metri cubi di sedimenti marini. Il resto, la parte fuori acqua, verrà ricoperto da uno strato di misto granulare riciclato e materiale di cava. Infine, da uno strato di conglomix. Dovranno fare sessantamila viaggi, quei camion, per riempire, riempire fino a creare una megabanchina, un piazzale da 80mila metri quadrati.
Molti numeri ricorrono nelle spiegazioni che il commissario dell’Autorità portuale, Luciano Guerrieri, fornisce alla stampa durante la visita al cantiere organizzata all’indomani del via ai lavori.
Un via a dir poco sofferto, passato tra pastoie burocratiche di ogni tipo. Per dirne una: ci si era messa anche la sovrintendenza ai beni paesaggistici che aveva chiesto di mantenere le strutture relative ai bacini di decantazione, cioè quelle mezzelune scheletrite che facevano da contenimento allo scarico delle acciaierie.
Burocrazia ma anche pressioni. Non è un mistero che altri scali abbiano fatto il tifo perché non decollassero i lavori di ampliamento, o almeno che partissero in sensibile ritardo, in modo da escludere Piombino dalla triste competizione per assicurarsi la Concordia.
Mercoledì quei lavori sono iniziati.
Sono le 11 quando Guerrieri, il sindaco Gianni Anselmi (che presto potrebbe prenderne il posto alla guida dell’Authority), gli ingegneri Marco Zambernardi (Sales), Antonino Pullejo (Cmc), Sandra Muccetti (responsabile del procedimento), giornalisti, fotografi e cameramen salgono su un pulmino che comincia il suo giro.
Prima tappa, la nuova darsena già in avanzata costruzione dove c’era il moletto dell’Arcipesca. Siamo davanti alla Smmep, di fianco alle vasche di sedimentazione e ai carbonili delle acciaierie. Qui, dove ieri si pescavano le spigole seduti su un traballante pontiletto in legno, ora è tutto un piazzale in divenire. La nuova banchina, delimitata da settemila tonnellate di palancole, misurerà 450 metri lineari e 40mila metri quadrati di superficie.
«La bonifica è stata fatta, la darsena sarà pronta a metà maggio - dice Guerrieri - con un fondale di 13 metri, nell'immediato servirà per separare il traffico commerciale e quello passeggeri. Nel medio termine, diciamo dai tre ai cinque anni, quest’area rientrerà nel circuito delle autostrade del mare».
Il dragaggio in generale prevede il recupero di due milioni e novecentomila metri cubi di sedimenti. In ciascuna delle tre vasche di colmata ne andranno seicentomila di quei metri cubi. Il resto nel vascone e per la costruzione della nuova banchina in area Lucchini.
Ma quei fanghi che vengono scavati dal mare e stesi sulle banchine sono tutti a posto? «Assolutamente sì - risponde Guerrieri - e non definiteli fanghi, ma sedimenti marini. Sono stati eseguiti studi e controlli in base alla legge, secondo un piano di caratterizzazione dei fondali elaborato, approvato e fatto eseguire dal ministero dell’ambiente. I risultati ottenuti sono stati validati e approvati dallo stesso ministero. In ogni caso, tutti i carotaggi sono conservati e a disposizione. Non ci sono rifiuti pericolosi».
Risaliamo sul pulmino e usciamo da Piombino. Rientriamo nella nuova area portuale attraverso la Lucchini, passando dalla portineria Ischia di Crociano. Ci fermiamo per i documenti. Un’occhiata all’insegna della fabbrica. E’ logora, cade a pezzi. Entriamo nel perimetro industriale. Una città fantasma, un territorio sconfinato sottratto alla città da un’industria che non c’è più. Impianti abbandonati, in rovina, divorati dalla salsedine e dalla ruggine. Chiusa parentesi.
Sbuchiamo nella chiusa costeggiando l’impianto di itticoltura e le tre vasche di colmata che dovranno essere riempite per concorrere a formare il nuovo, gigantesco piazzale operativo. Le ruspe caricano e gettano pietrisco. In questi giorni al lavoro ci sono una sessantina di dipendenti della Sales. Presto entreranno in gioco anche i quindici della Cmc.
Quando tutto sarà finito, e secondo Guerrieri ci vorrà un anno, qui ci sarà il piazzale da otto ettari con fondali da venti metri. E’ questa l’area che dovrebbe ospitare la Concordia o comunque il polo di rottamazione delle grandi navi. Questo piazzale chiuderà il varco portuale a sud, delimitato a nord dal prolungamento della banchina Giuseppe Pecoraro dove un ulteriore pennello di 180 metri realizzato in cassoni avrà la funzione di proteggere le navi ormeggiate.
Guerrieri indica da lontano quest’ultimo pontile: «Lì ci saranno due accosti per le navi da crociera. Uno già dal prossimo anno. Il porto proseguirà verso l’interno con l’area passeggeri, che finirà alla prima banchina del molo nuovo. Quella, come dicevamo, sarà la nuova autostrada del mare. Dal pontile Lucchini in poi, cioè verso dove siamo adesso, due chilometri di banchine per l’area commerciale e industriale. Considerate che due chilometri è l’attuale estensione totale del porto. Quando qui sarà tutto finito, saremo intorno ai sei chilometri».
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