Gioco
Nella zona della stazione fra sporcizia e degrado
VENTURINA. Stazione vera e propria con degrado limitato, a San Vincenzo come a Campiglia/Venturina, solo grazie al passaggio, ogni giorno, di moltissimi pendolari in sofferenza più che per il taglio...
VENTURINA. Stazione vera e propria con degrado limitato, a San Vincenzo come a Campiglia/Venturina, solo grazie al passaggio, ogni giorno, di moltissimi pendolari in sofferenza più che per il taglio dei treni veloci per l’assenza di personale. Soliti treni dunque, ma ormai servizi pari a zero (da augurarsi di non trovarsi sulle pensiline dopo le 20). Alla grazia della riorganizzazione di Ferrovie dello stato, pur modulata col risparmio.
Però nella zona della stazione a Venturina patiscono parecchio gli effetti di un restyling esterno tutt’altro che soddisfacente. Le persone continuano a protestare per la mancanza di parcheggi a sosta breve nelle vicinanze dell’ingresso così come dell'eccessiva lontananza di quelli riservati ai disabili.
Ma l’hinterland della stazione è pure peggio. In pieno degrado il maxi parcheggio dove si affacciano pure un bel po’ di capannoni lasciati a metà e cumuli di macerie. Parcheggio costellato di discariche a cielo aperto. Forse è da considerare non ancora concluso neppure il progetto approvato dal Comune a fine 2011 e che con 300mila euro (al massimo in due anni) avrebbe dovuto garantire valide migliorie. Tant’è che non si placano le proteste dei residenti, stanchi dello stato d'abbandono in cui ancora resta tutta questa zona strategica e importante per tutta la Val di Cornia che dovrebbe essere il punto di riferimento per i cinque Comuni (Piombino, Suvereto, Sassetta, San Vincenzo e appunto Campiglia).
Ancora appeso, sulle nuove costruzioni colorate proprio di fonte all’uscita dalla stazione, il cartello che segnala la presenza di appartamenti sempre in vendita; segnale di preoccupazione direttamente proporzionali ai capannoni industriali vuoti, evidentemente ancora invenduti. Zona ibrida, più simile alle tante aree semi abbandonate delle città industriali che a una porta d’ingresso per un territorio di storia, natura e cultura. Insomma di problemi da risolvere ne restano parecchi, così come lontana la possibilità che gli obiettivi per una rivalutazione siano davvero raggiunti.
Cecilia Cecchi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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