Il Tirreno

«La mia famiglia distrutta per colpa dei videopoker»

di Luca Centini
«La mia famiglia distrutta per colpa dei videopoker»

Una donna disperata si sfoga: il marito si è rovinato col gioco d’azzardo. L’appello: «Macchinette da togliere, o almeno si metta un tetto alle giocate»

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PORTOFERRAIO. «Quelle macchinette hanno rovinato mio marito. Hanno distrutto la mia vita». Maria - il nome è di fantasia - da anni chiede aiuto ma non riceve risposte da nessuno. Si è rivolta al Tirreno per raccontare il suo dramma. Il marito è la causa del suo dolore. È malato di slot machine e videopoker: i pochi soldi che arrivano a casa finiscono per essere inghiottiti dalle macchinette dei bar e dei locali elbani. A un ritmo infernale. Tanto che l’unica strada che la signora vede per uscire da questa situazione è il divorzio. Non vuole che altre persone vivano il suo stesso incubo. «I gestori dei locali dovrebbero mettere un tetto alle giocate, non so se si può fare. Ma è una questione di buonsenso – racconta la donna – dopo 20-30 euro, basta. Invece c’è chi gioca centinaia di euro al giorno, rovinando famiglie come la mia. I videopoker e le slots dovrebbero essere installate accanto alle vetrine dei locali, non rimpiattati in stanze sul retro dei bar. Così tutti vedrebbero le persone che giocano, alla luce del sole»». Nell’edizione cartacea del Tirreno raccontiamo lo storia della signora Maria.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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