Il Tirreno

«Sostenete la nostra protesta»

Il personale Ata dell’istituto Marconi chiede solidarietà e comprensione

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VENTURINA. Chiedono solidarietà ai genitori, ai docenti e agli studenti. Il personale Ata dell’istituto comprensivo Marconi di Venturina lancia un appello e spiega la lotta contro «un iniquo provvedimento di legge» che «priva noi e le nostre famiglie di una parte di salario per noi indispensabile. Dobbiamo restituire la retribuzione per lavori prestati dal lontano 2011 e riguardanti attività aggiuntive che sono ormai essenziali per il buon andamento della nostra scuola. Qualcuno di noi deve restituire fino a 6.000 euro. Il nostro lavoro riguarda diverse attività, ad esempio l'assistenza agli alunni con disabilità, le azioni di primo soccorso e di prevenzione, il supporto alla didattica, il coordinamento di lavori di segreteria, la sostituzione del direttore dei servizi in caso di sua assenza. Tali attività e conseguenti retribuzioni sono state attribuite a quanti di noi hanno superato una selezione e hanno frequentato uno specifico corso».

«Abbiamo deciso di reagire - proseguono - a questo comportamento del Governo, un vero e proprio sopruso, aderendo allo sciopero delle attività aggiuntive proclamato dalla Flc Cgil. L’ingiusta misura del Governo è il culmine di tante iniquità che stiamo da tempo subendo: le immissioni in ruolo per gli assistenti amministrativi, tecnici e Dsga non vengono fatte da tempo e, quelle fatte per gli altri profili, costringono il neoassunto a rimanere con la stessa retribuzione per più di otto anni; gli scatti di anzianità sono bloccati, il Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa che remunera altre attività aggiuntive è stato drasticamente decurtato e si minaccia di tagliarlo fino quasi al suo azzeramento; chi sostituisce il direttore dei servizi deve farlo praticamente gratis; il direttore che regge due scuole non viene retribuito. Per tutti i profili Ata mancano le immissioni in ruolo dell'anno in corso. Molti di noi hanno alle spalle 10 anni di precariato».

«Dunque - concludono - abbiamo deciso di non prestare più le attività aggiuntive, quelle cioè che non siano l'ordinario e normale orario di lavoro. Abbiamo pensato al disagio che la nostra azione provocherà. Per questo chiediamo comprensione e solidarietà».

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