Moderati ma non troppo, nuovo scontro Ferrari-Marini
PORTOFERRAIO. Le prove di accordo per le primarie non sembrano andare a buon fine. O almeno è quanto si evince dall’ennesimo botta e riposta velenoso tra i due candidati del centrodestra...
PORTOFERRAIO. Le prove di accordo per le primarie non sembrano andare a buon fine. O almeno è quanto si evince dall’ennesimo botta e riposta velenoso tra i due candidati del centrodestra portoferraiese Mario Ferrari e Roberto Marini.
Lunedì il comitato a sostegno di Mario Farrari ha lanciato la bozza di regolamento per le primarie, ricevendo in cambio da Marini una risposta dura e una chiusura. Era solo il primo atto di una polemica andata avanti anche ieri. «Roberto forse non ha letto bene il nostro comunicato, c'è scritto chiaramente di stabilire insieme le regole del gioco, compreso il comitato di garanzia che tanto invoca, ipotizzando che la soluzione migliore sia quella di un incontro, anche pubblico, per discutere le regole della tornata elettorale», ha risposto il comitato pro Mario Ferrari, dopo che Marini aveva accusato l’avversario di volersi fare le regole da solo. «Al comitato – rincarano la dose i sostenitori di Ferrari – risulterebbe che i due candidati si siano incontrati per ben 3 volte, l'ultima insieme a Paola Mancuso, con una posizione unilaterale e inamovibile del candidato Marini, senza possibilità di accordi. Lo stesso candidato, che richiama la continuità e la garanzia, non dimostra i risultati ottenuti visto che ha disertato nell'ultimo anno metà dei consigli comunali, non discutendo nemmeno le interpellanze che aveva presentato».
Immediata la replica di Marini: «Chi vuole guidare la città dovrebbe volare molto più in alto e, soprattutto, informarsi prima di parlare. Per dovere di cronaca, le mie presenze ai consigli comunali sono facilmente riscontrabili e, nel 2013, come risulta dagli atti, sono stato assente tre sole sedute. Queste bugie non interessano all'elettorato. Scendere su questo piano significa squalificarsi e non pensare al bene del paese». Non proprio segni di distensione, insomma, tra i moderati.
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