Il Tirreno

Comune sotto le critiche per la crisi del porto

Comune sotto le critiche per la crisi del porto

No alle richieste della Marina di San Vincenzo di rivedere la concessione e accuse alla giunta arrivano dal Forum e dai candidati sindaco Cionini e Riccucci

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SAN VINCENZO. È fuoco a raffica di critiche e polemiche sul porto turistico e sull’amministrazione comunale, dopo la società Marina di San Vincenzo, che gestisce la struttura, ha lanciato l’allarme crisi per la scarsa vendita di posti barca e ha chiesto al Comune di rivedere il piano economico-finanziario nonché la durata della concessione per la gestione degli ormeggi sanvincenzini. Concessione da allungare a 50 o 70 anni, rispetto ai restanti attuali 23, in modo - secondo la Marina di San Vincenzo - da potersi riallineare con le offerte degli altri porti turistici concorrenti.

Le critiche, rivolte soprattutto all’atteggiamento tenuto in questa vicenda dall’amministrazione comunale, arrivano dalle opposizioni, ma anche dall’interno del Pd. Il candidato sindaco della corrente renziana, Guido Cionini, va subito al sodo: «Il porto oggi c’è – dice – e nessuno potrà smantellarlo o smontarlo. Dunque chi si appresta a governare avrà il compito di tirare una linea a terra e guardare avanti, mettendo in campo misure e politiche efficaci di rilancio del porto inteso come sistema. Dobbiamo adoperarci affinché l’opera diventi nel suo complesso una parte integrante della città, una reale opportunità di crescita e sviluppo, e non una zavorra incompresa dai nostri concittadini. Anche il privato – prosegue Cionini – deve fare meglio la sua parte, per esempio facilitando gli accessi e la vivibilità generale degli spazi, senza porre ostacoli alla frequentazione anche di quanti non sono possessori di un’imbarcazione. Il dubbio che mi viene – prosegue il candidato renziano – è se i candidati alle primarie Bandini e Cecchini, amministratori da 10 anni, siano le figure politiche più adatte per chiudere la partita con la Marina di San Vincenzo. Oggi siamo di fronte alla richiesta da parte del privato, legittima dal suo punto di vista, di allungare la concessione a 50 o 70 anni; si invoca il vento della crisi, che senz’altro colpisce il settore nautico, tuttavia non mi sembra che oggi ci siano le condizioni per accogliere la richiesta di una rivisitazione del contratto. Dov’è l’interesse pubblico in questa vicenda?».

Ancora più dure le critiche che arrivano alla giunta comunale dal candidato sindaco della lista civica Assemblea sanvincenzina, Paolo Riccucci. «La giunta – dice – ha approvato una delibera in cui si affida ad un consulente l'incarico di chiarire come si possa modificare la sostanza economica dell'appalto alla Marina di San Vincenzo senza finire in guai giudiziari. Un atteggiamento difficilmente comprensibile perché di aziende in crisi ce ne sono troppe nel nostro comune, ma simili attenzioni non si registrano negli altri casi. In primo luogo – secondo Riccucci – questa pratica amministrativa è pericolosa perché, se con la semplice constatazione che gli affari non vanno bene si possono modificare i contenuti delle gare d'appalto, ogni azienda che partecipa alle gare, proporrà l'improponibile. In secondo luogo il Comune si dimostra, ancora una volta, subalterno agli interessi del gestore della struttura che, detto per inciso, è ancora da collaudare. Passano infatti in secondo piano le considerazioni sulle penali, messe addirittura in forse dall'intervento di Bandini, e si ripropongono le sciocchezze dell'opera che non ha avuto costi per la comunità garantendo invece forti introiti per il Comune. Basti pensare alla perdita di un chilometro di spiaggia pubblica, alla trasformazione di un altro chilometro di spiaggia da naturale ad artificiale e ai costosi lavori anti-erosione che la nostra comunità ha dovuto sostenere. Tutto per 440.000 euro l'anno di cui la metà se ne vanno per il canone demaniale».

«Il fallimento politico fondamentale – per Riccucci – è tuttavia un altro. Il Porto avrebbe dovuto essere il "volano dello sviluppo". Oggi siamo di fronte all'economia del paese che, oltre a sostenere i pesanti costi delle conseguenze che il porto ha avuto sull'arenile e sul centro urbano, tenta in ogni modo di far quadrare i conti del porto. Invece d'essere il gestore privato a produrre benefici per la collettività, è la collettività che deve rufolarsi nelle tasche per garantire l'equilibrio finanziario del gestore privato. Su questo piano di trattativa non si deve e non si può scendere».

E piovono critiche anche da Nicola Bertini del Forum: «La crisi c’è – dice – ma non può essere uguale per tutti. Per alcuni si tratta di uno sfratto, dell’impresa che chiude, di un posto di lavoro perso. Per costoro il Comune non ha affidato uno studio. Alla maggioranza interessa invece la crisi della Marina San Vincenzo. La gara d’appalto prevedeva una flotta tipo, un tempo di realizzazione e penali in caso di ritardo. La flotta tipo è stata stravolta per garantire maggiori introiti all’azienda, si è persino allargato di un ettaro lo specchio acqueo rispetto alla gara d’appalto. Il tempo di realizzazione non è stato rispettato e le penali per i ritardi nella realizzazione sono disperse».

E pPer Bertini, un ulteriore paradosso è rappresentato dalle opere antierosione, il cui appalto è stato vinto proprio da Sales, concessionario del porto che, secondo Bertini, è responsabile dell’erosione.

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