Sicurezza
«La salvezza nel Parco regionale»
Sbrilli (Società ParchI) rilancia un’opportunità per tutelare di più il promontorio piombinese
PIOMBINO. Promontorio di Piombino grande risorsa per storia, natura, cultura e da settembre a gennaio, anche per la caccia. Un'area goduta da cittadini, sportivi e turisti sicuramente meno di quanto meriterebbe e che rappresenta comunque una proprietà per diversi privati che possiedono piccole o grandi particelle.
Dunque “la questione Promontorio” al centro dell'attenzione ancor più in un momento di grande difficoltà economica come questo (grosse nubi che non si diradano sulla crisi dell'acciaio, momento ideale per qualunque speculazione in altri settori). E non è neppure la congiunzione adatta per lanciare una provocazione sullo stile “azionariato popolare” facendo sì che tramite donazioni i cittadini-ambientalisti ne diventino prima titolari dell'affitto poi proprietari, con l’obiettivo finale di mettere a regime di tutela uno degli ultimi luoghi naturali della costa toscana.
Ma i timori restano, che il Promontorio torni ad essere suscettibile di vendita frazionata per poi procedere sullo stile dei progetti anni Settanta che vedevano qui una specie di Punta Ala (chi c'era allora ricorderà i manifesti funebri attaccati per le strade dagli ambientalisti per la morte di Punta Ala e la nascita di Punta cemento). Pure approfondire la questione non è semplice. Le associazioni cacciatori sono impegnate per mettersi in regola con la nuova normativa che riguarda i capanni (scadenza da rispettare è il 28 febbraio, c'è già stato un incontro con rappresentanti regionali) e soprattutto arrivare al rinnovo del contratto d'affitto per poter ancora tenere appostamenti sul Promontorio.
In comune gli uffici competenti liquidano la questione con «per difendere questo territorio può bastare la zona Anpil». Ma lavorando più a stretto contatto con l'area interessata, Luca Sbrilli presidente della Parchi Val di Cornia idee ne ha: «Oggi il Promontorio – spiega – è sottoposto a vincoli di valenza urbanistica a livello comunale, contestualmente da una codifica di Area naturale protetta di interesse locale (Anpil) ai sensi della legge regionale 49 del 1995».
Questo è lo stato della situazione attuale, dove i proprietari “guadagnano” col taglio del bosco e con l'affitto ai cacciatori, ma il livello di garanzia può essere considerato sufficiente per ulteriori assalti?
Oppure si può ancora temere che possano cambiare i piani, possibile che non possa esistere un modo di tutelarsi meglio? «Una possibilità per rafforzare le forme di tutela, pur essendo proprietà privata – risponde Sbrilli – è che l'area protetta si elevi ad una codifica di parco regionale. La differenza rispetto all'attualità? Con l'Anpil la gestione rimane a livello comunale e, ragionando su di un piano teorico, nuove compagini politiche potrebbero, in un prossimo futuro, avviare un percorso interno adottando lo strumento della variante urbanistica, permettendo modifiche al Promontorio. Con il Parco regionale avremmo il piano del parco sovraordinato a qualunque strumento urbanistico di livello locale così i processi di trasformazione, diversi dalla conservazione, diventerebbero molto più difficili».
Come si mette con la caccia, visto che nei parchi regionali non è ammessa. «L'attività venatoria – dice Sbrilli – potrebbe proseguire codificando apposite aree contigue, anche interne al parco, dove l'attività venatoria può essere esercitata, mantenendo di fatto lo stato attuale». In sintesi l'idea della Parchi Val di Cornia permetterebbe di far conciliare le esigenze di tutela e conservazione e contestualmente lasciare inalterata la possibilità di cacciare evitando scenari futuri che potrebbero compromettere entrambe le cose. Oltre ad accrescere il livello di vincolo per il Promontorio, si continua a pensare che un parco simile permetterebbe di risolvere il problema di Orti Bottagone, ad oggi senza più alcuna risorsa finanziaria vista la latitanza della Provincia.
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