Attenzione
Nuova traduzione ed ecco che Ulisse approda a Baratti
L’interpretazione di alcune parole fa cambiare il viaggio Lo studio di Lydia Schropp porta l’eroe omerico in Corsica
PIOMBINO. Dalla traduzione di alcune parole soluzioni diverse e rivoluzionarie che riguardano uno dei “viaggi” da sempre al centro di studi e interpretazioni. Protagonista l'omerico Ulisse che non si sarebbe fermato a ridosso di Roma per incontrare Circe, né in Sicilia per scendere negli inferi. Ne è certa Lydia Schropp che ha dedicato la vita alla storia delle civiltà antiche anche come traduttrice (di inglese e tedesco) per l'Università di Messina, non a caso soprattutto per testi di storia, letteratura e religione latina e greca.
«Questo lavoro su “Odisseo” – racconta – l'ho rimandato a lungo perché non sapevo bene a quale sito riferire la “Nekuia” indicata nei versi per gli inferi. Avevo preso come esempio due siti etruschi e cioè Cere e Vulci, sui quali ho trovato molta letteratura soprattutto degli anni Trenta, quando questi scavi furono eseguiti. Ho visitato i luoghi ma sono stata pure in Corsica ed in Sardegna oltre che in molti altri siti lungo il mar Tirreno». Schropp, tra l’altro, si è già espressa sui “Feaci” che per lei non sarebbero una popolazione mitica bensì etruschi emigrati in Campania. Quali sono le indicazioni che “spostano” Ulisse in Corsica e a Populonia?
Corsica. «Si parte da molu cioè piombo – risponde – etimologia da me ricavata da molibdeno, dal greco molybdos, “simile al piombo”, elemento chimico che è un minerale e non una pianta, come invece risulta da Omero. Per molu, poi un’altra soluzione differente dalla tradizionale: siccome moly significa bagnato in corso, potrebbe voler anche dire viscoso... solo in Corsica c'è una pietra chiamata catochite: un ciottolo che, se si tocca con la mano, si attacca come la gomma. Sappiamo, però, che Democrito d'Abdera aveva l'abitudine di brandire questo sasso per dimostrare i poteri nascosti della natura durante le dispute che egli sosteneva contro i magi (la bibliografia di riferimento è sconfinata ndr). Molu – specifica – si trova nel libro X verso 305. Omero dice che è un'erba dalla radice nera ed il fiore simile al latte. Per gli uomini è difficile strappare quest'erba, per questo gliela consegna Hermes, probabile dunque che non si tratti di una pianta bensì di una pietra che Ulisse non conosce e non sa distinguere. L'episodio di Circe, dunque, non può aver luogo al Circeo; poi abbiamo il nome dell'isola (aiae) che rinvia ad Aiaccio. Ulisse muove dai Lestrigoni, situati nel Lazio, e si dirige verso Nord (egli dice “navigammo avanti”) e quindi come grande isola solo Corsica o Elba. In Sicilia – conferma – Ulisse è già stato alle isole Eolie e a Catania (Etna/Polifemo). Dalle Eolie, dopo sei giorni di navigazione, giunge presso i Lestrigoni e quindi avanza oltre. Circe, querceti e Corsica tutti termini che si sovrappongono. Dalla Corsica, varcato il mare, si arriva solo in Toscana e con bosco di pioppi e salici (libro X verso 510) possiamo intendere Baratti-Populonia in quanto è l'unico sito etrusco vicino al mare». Ed ecco l'importanza di Populonia.
«Già il fosso San Quirico, qui, è un legame con Circe – dice – Nel tipo di scrittura, Omero non aveva la q, dunque Circe con la K, stessa storia che con quercia e Corsica. Nekuia è poi un termine greco ed indica il libro XI che tratta dell'evocazione dei defunti. Tutto l'XI libro è dedicato a questo argomento e viene reso noto alla corte di Alcinoo dallo stesso Ulisse. Ma in Sicilia non ci sono tombe imponenti come quelle etrusche di Populonia e secondo il mio itinerario la Sicilia non può essere presa in considerazione. Il mio approfondimento tende a dimostrare che la cultura che Omero descrive, nella prima parte dell'Odissea, non è quella greca bensì etrusca. L'Odissea è scritta in greco – spiega – ma il viaggio di Ulisse si snoda fuori dalla Grecia. Di ciò non hanno tenuto conto molti studiosi e ricercatori».
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