Sicurezza
Frantoio, altri ritardi «I sindaci ci aiutino»
PORTOFERRAIO. Otto anni che se ne parla, ma la sua fruizione è ancora di là da venire. Era il 2007, quando si avviò la pratica per la realizzazione, del primo frantoio comprensoriale. Otto anni e...
PORTOFERRAIO. Otto anni che se ne parla, ma la sua fruizione è ancora di là da venire. Era il 2007, quando si avviò la pratica per la realizzazione, del primo frantoio comprensoriale. Otto anni e ancora niente. «Fu l’allora Comunità montana – dice Franco Provenzali presidente degli olivicoltori dell'Elba – a impostare le pratiche burocratiche necessarie per arrivare a realizzare un frantoio consortile. Quasi nello stesso periodo in cui è sorta la nostra associazione, con i suoi primi 13 soci che adesso sono diventati 82. Tanta strada fatta insieme senza ancora stringere in mano niente di concreto, o quasi». Errori di progettazione, difetti nella costruzione, struttura inadeguata all’uso specifico, spazi insufficienti, carenza poi di allacci per gli scarichi, mancanza d’impianto elettrico e di fornitura d’acqua. Nonostante queste manchevolezze strutturale, è stato sufficiente dire che l’Elba si attrezzava per gestire in proprio un frantoio per risvegliare l’interesse degli agricoltori elbani. Si calcola che attualmente siano in produzione oltre 100mila piante di olivo, che potrebbero fornire oltre 1500 quintali di olio. Grazie anche alla realizzazione e distribuzione della bottiglia unica dell'associazione, a “Lo Scoglio”, l’olio elbano ha trovato un buon mercato sul territorio. «I produttori – dice Provenzali – sono aziende agricole, piccoli coltivatori e anche semplici hobbisti, ma tutti i contribuiscono a determinare un nicchia pregiata delle produzioni locali e un importante presidio di salvaguardia e tutela del territorio». Per ottenere il risultato finale manca l'ultimo passaggio. «Occorre però che tutti i Comuni – rimarca Provenzali - subentrino in quel mutuo e ne deliberino la devoluzione. Il Comune di Marciana Marina, avendo fatto opposizione ai decreti sull’eredità della disciolta Unione dei Comuni non intende subentrare anche se il medesimo Comune faceva comunque parte della precedente Comunità Montana che definì a suo tempo il mutuo in questione”. Ecco l’ultima difficoltà da superare. «Ci appelliamo al senso di responsabilità, al dovere civico e alla buona volontà di tutti i nostri amministratori ed in particolare, in questo caso, al sindaco di Marciana Marina – conclude il presidente – affinché si possa velocemente trovare una soluzione. Il rischio è di gettare al vento anni di lavoro e sacrificio di 82 famiglie e soprattutto una possibilità di diversificazione delle opportunità di lavoro per i nostri figli».
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