Il Tirreno

Lucchini, ora spunta un gruppo indiano

di Cristiano Lozito
Lucchini, ora spunta un gruppo indiano

Direzione occupata contro i ritardi nell’ordine del minerale per l’altoforno. Sugli arabi l’incognita delle garanzie finanziarie

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PIOMBINO. Sbagliava chi credeva che i giorni delle lotte e di “Piombino non deve chiudere” fossero finiti, e che come per magia la situazione Lucchini fosse risolta per sempre, grazie all’arrivo degli arabi di Smc e dei loro petrodollari.

Ieri, poche ore dopo la chiusura del bando per la presentazione delle manifestazioni d’interesse, l’azienda ha fatto sapere che non avrebbe diffuso comunicati né rivelato alcunché, nemmeno rispetto al numero delle richieste pervenute. Che però – secondo alcune indiscrezioni – non sarebbero più solo le tre conosciute (Smc, Duferco e Klesch), per l’arrivo in extremis di un gruppo indiano interessato all’acquisto. Novità i cui dettagli sono coperti da assoluto riserbo e di cui forse oggi si chiariranno i contorni.

In contemporanea, al termine di un acceso consiglio di fabbrica, le Rsu hanno deciso di occupare la direzione delle acciaierie protestando contro il silenzio del commissario e dell’azienda rispetto a quella che è un’emergenza per evitare lo spegnimento dell’altoforno a marzo: ormai è questione di ore, la nave che deve trasportare dal Brasile il minerale deve essere pagata entro lunedì, altrimenti non ci saranno più i tempi utili necessari a completare il trasporto.

L’occupazione poi è stata sospesa a tarda sera dopo l’impegno preso dal prefetto Tiziana Costantino con i segretari di Fim, Fiom e Uilm, a richiamare il governo ai suoi impegni e a lavorare per un incontro al ministero entro venerdì. Ieri mattina in un confronto durato pochi minuti tra le Rsu e Francesco Semino, in rappresentanza dell’azienda, il sindacato aveva spiegato le ragioni che avevano portato all’occupazione, annunciando un possibile inasprimento della protesta.

La vicenda della nave col minerale è ovviamente intrecciata con quella del bando di gara scaduto lunedì a mezzanotte: i sindacati spingono per la soluzione araba, con tre miliardi di investimenti, due forni elettrici, il mantenimento dell’altoforno fino al completamento della costrizione di un impianto Corex. Soluzione che manterrebbe la piena occupazione – ma su cui varie fonti testimoniano scetticismo a vari livelli – che in ogni caso ha un vincolo, quello del mantenimento in vita dell’altoforno, posto come pregiudiziale per l’affare dall’imprenditore giordano Khaled al Habahbeh.

Logico quindi che spegnere di fatto l’altoforno rappresenta una grossa responsabilità per il commissario Piero Nardi, che più volte in epoca pre-bando di gara, aveva sostenuto la tesi della necessità di abbandonare il ciclo integrale per dare un futuro allo stabilimento. Ma chi è che deve mettere i soldi – nove milioni – per acquistare il minerale per l’altoforno?

Il commissario sostiene che l’azienda non ha più un euro in cassa da mettere nell’acquisto, il governo che testualmente aveva garantito la continuità produttiva fino all’arrivo di un acquirente, non pare intenzionato a intervenire. E allora? Proprio gli arabi, nell’incontro del 31 gennaio a Firenze a margine di quello col presidente Enrico Rossi, avevano discusso della questione con l’azienda. Sembrava che la soluzione fosse proprio un acquisto diretto del minerale da parte degli arabi. Solo che – secondo fonti qualificate – nelle ultime ore la disponibilità all’acquisto del minerale sarebbe stata condizionata al passaggio, in esclusiva, a una trattativa privata per la vendita dello stabilimento. Condizione giudicata inaccettabile – in assenza di garanzie fidejussorie – quando appena si è aperta la seconda fase della gara, in cui si passa alle offerte non vincolanti.

La questione della correttezza delle procedure è ovviamente fondamentale. Come conferma il sindaco Gianni Anselmi, che ieri ha portato la sua solidarietà agli operai e ai sindacalisti davanti alla direzione («persone serie, che chiedono futuro e innovazione, e che non lasceremo sole, mai»), invitando «alla calma, alla freddezza e a una pazienza vigile». Anselmi, che oggi sarà a Roma e che pure nei giorni scorsi ha spronato il governo a esercitare un ruolo più deciso nella vicenda, ha speso parole tese a svelenire il clima: «Non c’è motivo di pensare, a oggi – ha detto – che il commissario Nardi stia ostacolando il progetto arabo. Non si sta vendendo un fondo commerciale ma una grande impresa in crisi, si tratta di una vicenda complessa che merita ogni approfondimento».

Con la direzione ancora occupata, in tarda serata i segretari di Fim, Fiom e Uilm (Luciano Fagioli, Luciano Gabrielli e Vincenzo Renda) sono stati ricevuti dal prefetto Tiziana Costantino, preoccupata dalla piega che la vicenda potrebbe assumere in termini di ordine pubblico. I sindacati hanno confermato il carattere assolutamente pacifico della protesta e la volontà di non interrompere la produzione, assecondando poi la richiesta del prefetto a interrompere l’occupazione, in cambio dell’impegno a organizzare un incontro al ministero entro dopodomani.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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