Il dolore
Elba: gite scolastiche care e i genitori protestano
Un viaggio di istruzione in una capitale europea costa dai 500 ai 700 euro Palmieri: «Anziché un’opportunità, diventa un principio discriminante»
PORTOFERRAIO. Capitali europee troppo care per gli studenti delle medie e delle superiori elbane? Inavvicinabili i costi di gestione e di organizzazione per una gita d’istruzione scolastica in una delle maggiori città dell’Unione Europea. Effetto della crisi, anche in questo settore, si sente dire da più parti per giustificare il preventivo di spesa non certo per tutte le tasche.
Appaiono lontani i tempi di quando le classi terminali di lingua francese della media Pascoli organizzavano una settimana a Parigi per trecento euro circa tutto compreso. Oggi, il viaggio d’istruzione in un paese del quale è stata studiata la lingua costa mediamente dai cinquecento ai settecento euro. Troppo costoso. E non alla portata di tutte le famiglie. Cresce il numero di classi che non possono usufruire di questa opportunità.
«Anziché essere un’opportunità per una maggiore crescita e per un ulteriore aiuto alla formazione intellettuale del singolo – dice Daniele Palmieri, presidente d’Istituto dell’Itcg Cerboni – diventa un principio discriminante fra chi può permettersi di spendere quella data cifra e chi invece no. È bene che la scuola si faccia carico di queste considerazioni e che si studino le opportune contromisure».
Una proposta interessante è stata elaborata dall’Isis Foresi di Concia di Terra. La formula escogitata riguarda lo scambio di ospitalità fra famiglie di studenti parigrado. L’esperimento che è stato condotto non è nuovo per i ragazzi liceali elbani che hanno già preso pratica del metodo e che anche quest’anno sarà ripetuto.
«I frutti – dicono gli stessi insegnanti di lingua del Foresi – si vedono e non solo dal punto di vista della padronanza della lingua ma anche di cultura generale».
Studenti elbani ospiti di famiglie dell’Est Europeo e ragazzi di Praga, di Budapest o Monaco sistemati in famiglie elbane. Siamo allora viaggiando verso una diversa dimensione e rivisitazione delle gite d’istruzione? «Le gite esisteranno sempre – dice ancora Daniele Palmieri – Magari pensiamo di organizzarle in posti più vicini e possibilmente con meno notti di pernottamento; ma anche la scuola si deve far carico delle spese previste, soprattutto nei confronti di ragazzi che non se le possono permettere». Ma i dirigenti scolastici da questo orecchio paiono non volerci sentirci, presi come sono dalle contrazioni di contributi ministeriali e dai tagli imposti dal Governo per la pubblica istruzione.
Addio, dunque, alle gite all’estero? Forse, almeno fino a quando non si allenteranno i venti della crisi economica; intanto accontentiamoci dell’Italia.
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