Il Tirreno

Un’elbana tra i top ten della ricerca

Un’elbana tra i top ten della ricerca

Chiara Fioretti, psicologa, vince la borsa di studio da 40mila euro della Barilla

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PORTOFERRAIO. Impegnarsi per tenere alto il nome dell’Elba in Italia, non è da tutti, in particolare se hai 28 anni. Chiara Fioretti, figlia del gestore della tenuta agricola dell'Acquabona, presidente del Consorzio di Tutela dei vini Doc dell’isola, c’è riuscita. È risultata tra i migliori 10 giovani ricercatori dello Stivale, grazie all'iniziativa di Barilla che ha creato un premio di 40 mila euro per ciascun progetto capace di migliorare il mondo e le persone. Una qualificata giuria ha fatto la selezione, tra centinaia di partecipanti, giuria in cui era presente anche il celebre Gavino Sanna, pubblicitario di livello mondiale e proprio lui ha scelto l’elbana. A Parma, al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci, presenti i dirigenti dell'industria alimentare e il testimonial Alex Zanardi, è stato consegnato il riconoscimento a Chiara elbana, ma con famiglia di origini milanesi.

La ragazza si è laureata a Firenze in psicologia con 110 e lode e sta attuando ora il dottorato in Psicologia e Neuroscienze. Impegni di ricerca, nel passato svolti in Spagna, e di recente a Londra. In precedenza si era formata nelle scuole dell'obbligo portoferraiesi e diplomata al liceo classico Raffaello Foresi nel 2004 con voto 100/100. «Il progetto che è stato premiato riguarda il mio impegno su cui sto lavorando sulle esperienze di malattia e sulla comunicazione medico paziente e sul sito http://barillaperigiovani.barilla.com. È possibile vedere il mio video. Si tratta di un approccio chiamato “Narrative Base Medicine” che inserisce nella pratica medica quotidiana, l'ascolto della storia del paziente, ovvero, non si dà importanza solo all'aspetto puramente medico e tecnico, ma si attua una medicina basata sulla narrazione, sul racconto del paziente della sua malattia in senso olistico, è un approccio che sta prendendo piede sempre più, ma in Italia siamo ancora un po' indietro rispetto agli studi scientifici sull'argomento. Per questo sono stata a Londra per perfezionarmi. Ringrazio la mia famiglia, chi ha creduto in me e anche chi mi ha remato contro, ho imparato anche così a non mollare mai». In tutto questo tempo, prima della borsa di studio Barilla, la ragazza ha portato a termine gli studi grazie ai suoi genitori e anche ai mille lavori di commessa, cameriera, hostess, lavoratrice stagionale all’Isola d’Elba. «Ci tengo a dirlo, perché l’università purtroppo investe ancora poco nelle persone volenterose – conclude Chiara- sull'isola ci sono tanti giovani validi e che si danno da fare come me».

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