Il Tirreno

Da “Acciaio” alla camorra in una fiction con Fiorello

di Francesca Lenzi
Da “Acciaio” alla camorra in una fiction con Fiorello

La giovane piombinese fra i protagonisti del film-tv su Rai1 lunedì sera

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PIOMBINO. Lunedì, alle 21,10, su Rai 1 andrà in onda “L’oro di Scampia”, film tv, prodotto da Picomedia e diretto da Marco Pontecorvo, liberamente tratto da “La mia vita sportiva” di Giuseppe Maddaloni, padre del campione judoka Pino. Sarà Beppe Fiorello a interpretare il ruolo di Enzo Capuano, insegnante di judo in una palestra del difficile quartiere di Napoli, spazio di educazione allo sport contro la malavita.

Cos’ha di speciale questa fiction, al di là dei meriti etici e dell’eventuale valore artistico? Di speciale, almeno per Piombino, c’è una ragazza. Il suo nome è Anna Bellezza, la Francesca di “Acciaio”, trasposizione su grande schermo del libro di Silvia Avallone, girato insieme alla coetanea Matilde Giannini. Qui Anna, 18 anni compiuti lo scorso novembre, studentessa all’Ipc, viaggia da sola. Occhi grandi e intensi, che ti si piantano addosso, e una timidezza sfacciata che fa rima con le parole dirette di una giovane e bella donna.

Anna, raccontaci come sei arrivata alla fiction con Beppe Fiorello.

«Durante le riprese di “Acciaio” tutti dicevano ai genitori miei e a quelli di Matilde di iscriverci a un’agenzia. Perché così funziona, perché sarebbe stato più semplice provare a fare altre cose, e così è stato. Ho fatto diversi provini per “L’oro di Scampia”, sia a Napoli che a Roma. Questo intorno a marzo dell’anno scorso. Alla fine mi hanno fatto sapere di essere stata scelta, era il 3 maggio; due giorni dopo ero già a Napoli a prendere lezioni di napoletano da un’insegnante».

Ma come? la tua famiglia viene dalla Campania, giusto?

«Sì, e io sono nata a Torre del Greco, ma solo per caso. I miei infatti abitavano già a Piombino e io sono arrivata in occasione di una visita giù ai parenti. Comunque questa cosa che per me sarebbe dovuta essere più semplice, cioè calarmi nei panni di una ragazza di Napoli, me l’hanno detto in tanti, eppure non è stato così. Però mi sono impegnata e alla fine ci sono riuscita anche se qualche parola di toscano ogni tanto scappava fuori».

Che ruolo interpreti nella fiction?

«Sono Leda, una ragazza con un passato complicato alle spalle con il quale deve ancora fare i conti nel presente. Vivo con una zia, la cattiva della storia, e una nonna, succube della figlia, e mi ritrovo a fare judo nella palestra di Beppe Fiorello».

Com’è stato lavorare a questo film?

«Una bella esperienza, un ruolo importante e un mese più o meno di riprese, proprio a Scampia. Mi sono trasferita a Napoli a maggio, smettendo prima la scuola, ma a settembre, notizia negativa, mi sono ritrovata alcune materie da riparare».

È stato diverso rispetto ad “Acciaio”?

«È stato bello in entrambe le occasioni. Se però quando giravamo “Acciaio”, la sera tornavo a casa mia, per “L’oro di Scampia” sono stata lontano dalla mia famiglia a lungo, anche se sono stata bene e Beppe Fiorello è simpatico, una brava persona. In “Acciaio” poi parlavo come mi pareva, mentre stavolta ho dovuto studiare il napoletano. Loro hanno voluto rischiare, e io ce l’ho fatta».

In che senso hanno voluto rischiare?

«Nel senso che quando mi hanno scelta per la parte mi hanno proprio detto: “Anna, ti vogliamo prendere e accettiamo il rischio”. Beh, sai, dovevo imparare a parlare come era richiesto nel film, poi per la Rai… insomma ho dovuto impegnarmi».

Lunedì intanto in molti ti vedranno in televisione. sei emozionata?

«Mah, alcune scene del film le ho già viste quando ho dovuto doppiarmi in qualche sequenza. In realtà non mi interessa. Il fatto che tutti mi vedano non mi manda su di giri, non sono quel tipo di persona».

Con Matilde Giannini siete rimaste amiche?

«Sì, anche se ora è un po’ che non la sento. Dopo “Acciaio” abbiamo fatto un’altra cosa insieme, un cortometraggio sul tema dell’Aids, girato a Cecina».

Anna, cosa fai nella vita?

«Studio e vado in palestra. Sono fidanzata da tre anni, mio babbo è operaio e mamma lavora saltuariamente. Ho anche due fratelli, Carmen di 15 anni e Michele di 12, che per ora non sembrano proprio interessati al mondo del cinema».

A te invece cosa dice la parola “cinema”?

«Mi piacerebbe continuare, ma si vedrà. Voglio dire, la prendo come viene. Mi piacerebbe continuare sennò pazienza. Anche i miei sono molto tranquilli in questo senso. Certo se penso alla professione di attrice mi viene in mente un lavoro che spesso ti tiene lontano da casa, anche per periodi lunghi. Se mi spaventa l’idea? No, ad essere sincera, no».

Come ti vedi tra dieci anni?

«Lontano da Piombino, non mi chiedere a fare cosa perché non lo so davvero. Diciamo che mi piacerebbe studiare in una scuola di recitazione, quindi potrebbe essere Roma o quelle parti lì».

Rifacciamo un passo indietro. “Acciaio”, prima libro, poi film, è stato al centro di molte polemiche a Piombino. Come hai vissuto questo aspetto?

«Mi è sempre importato poco. Voglio dire, ognuno ha la propria opinione. Se una persona viene a dirmi che non le è piaciuto il film mi sta bene lo stesso, è un suo parere».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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