Sicurezza
«Asa non c’entra niente con la voragine del Piano»
La società: pozzi cementati sulla parte esterna, nessun prelievo in superficie Replica al geologo che attribuisce la causa dei crolli al pompaggio dell’acqua
PORTOFERRAIO. «Affermazioni imprudenti e sconvenienti». La società Asa rispedisce al mittente le accuse di Nicola Casagli, professore di geologia applicata dell’Università di Firenze e responsabile del monitoraggio dell’area del Piano per conto della Provincia di Livorno.
Il geologo, in seguito alla nuova voragine che si è aperta sulla strada del Piano, ha individuato come causa del fenomeno «l’eccessivo pompaggio di acqua potabile che avviene a 150 metri dal luogo delle frane del manto stradale – ha dichiarato – dove esiste una stazione idraulica gestita dall’Asa». La società che gestisce il sistema idrico integrato ha risposto in modo immediato, minacciando peraltro di adire a vie legali. «La strada è stata realizzata al di sopra di botri superficiali che, durante eventi meteorologici particolarmente piovosi – spiegano dalla società – favoriscono l’erosione e scalzano così il rilievo della strada stessa».
L’ipotesi di una connessione tra il verificarsi dei crolli e l’attività di Asa erano emersi già lo scorso anno, durante le assemblee pubbliche dei cittadini in seguito alla voragine apertasi sul manto stradale. Le affermazioni del professor Casagli vanno in questa direzione. Secondo lui il pompaggio forzato dell'acqua che si trova nel sottosuolo, per un fenomeno fisico provoca un'erosione e quindi man mano la terra sotto il manto stradale viene asportata e avviene appunto il crollo. Ma Asa non è della stessa idea. «Il cedimento in questione – sostengono dalla società – è avvenuto con le piogge degli ultimi giorni e coincide tra l’altro con una diminuzione significativa del prelievo nei pozzi della zona, che non sono gli unici a essere presenti su quel versante dell’isola».
In merito alle dichiarazioni di Casagli Asa «consiglia, come sta facendo da tempo, di ultimare gli studi idrogeologici di dettaglio ed aspettarne le conclusioni – spiega la società – i pozzi in gestione, alcuni eseguiti peraltro dalla Comunità montana, sono stati cementati sulla parte esterna, rendendo quindi impossibile ogni tipo di prelievo superficiale».
La società si tira fuori, insomma: le voragini aperte sul manto stradale non sono imputabili all’attività della società. «Asa ha apprezzato l’affidamento da parte della Provincia a così tanta competenza come quella dell’Università di Firenze che si avvale di dotazioni tecnologiche di altissimo livello – spiegano da Asa – ma non tali da consentire una definitiva previsionalità dei fenomeni, come ha detto lo stesso professore nell’articolo».
A tale proposito Asa ha affidato un incarico all’università di Siena e ha in corso rapporti con l’università di Pisa «affinché – dice l’azienda – ci sia un confronto che arricchisca l’analisi ai fini della soluzione del problema».
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