L’esperto attacca «La causa delle frane è l’impianto di Asa»
RIO MARINA. La frana sulla strada provinciale 26 del Piano è l’ultimo episodio di nove crolli e sprofondamenti del suolo dal 2008 ad oggi. L’informazione è di Nicola Casagli, professore di geologia...
RIO MARINA. La frana sulla strada provinciale 26 del Piano è l’ultimo episodio di nove crolli e sprofondamenti del suolo dal 2008 ad oggi. L’informazione è di Nicola Casagli, professore di geologia applicata dell'Università di Firenze, impegnato con la sua equipe nel monitoraggio dell'area con apposite strumentazioni per conto della Provincia di Livorno.
L'esperto avanza un’ipotesi specifica sui motivi dei ripetuti cedimenti. «La causa del fenomeno sta nelle l’eccessivo pompaggio di acqua potabile che avviene a 150 metri dal luogo delle frane del manto stradale, dove esiste una stazione idraulica gestita dall'Asa. Sono mesi che chiediamo alla società i dati sulle portate di pompaggio per capire la quantità emunta al giorno, e suggeriamo di dimezzare la forza e la quantità di acqua estratta, in modo da verificare se i crolli diminuiscono o scompaiono».
Il pompaggio forzato dell'acqua, spiega il geologo, che si trova nel sottosuolo, per un noto fenomeno fisico provocherebbe un’erosione e quindi man mano la terra sotto il manto stradale verrebbe asportata, per provocare appunto il crollo. Sembra così rivelato il mistero che attanaglia la zona riese da anni e crea disagi non indifferenti a tutta la popolazione e agli ospiti dell'isola, con non indifferenti ripercussioni anche sui trasporti su gomma costretti ad essere deviati. Ma il fatto incide anche sulla diminuzione dei commerci in alcune strutture della zona. Oltre al danno economico poi il rischio di incidenti che possono capitare a qualche veicolo coinvolto in una eventuale crollo della strada. «Questo rischio può essere evitato – dice infine Casagli – perché noi monitoriamo la zona con un radar interferometrico che ci annuncia in anticipo i movimenti della terra e quindi, come è avvenuto due giorni fa, avvisiamo le autorità locali per tempo e si evitano incidenti. Però questo tipo di fenomeni può verificarsi anche senza segni precursori, in modo improvviso. I pompaggi di acqua sono la più probabile causa del problema e quindi basterebbe ridurre la portata di emungimento per eliminare i crolli».
La dichiarazione di Casagli non coincide, per alcuni aspetti, con le indagini che porta avanti il professor Carmignani, professore di geologia applicata dell'Unisi per conto dell'Asa. Tempo addietro lo abbiamo interpellato sui suoi studi e ha ipotizzato due possibili cause dei fenomeni; un' origine profonda oppure una superficiale. Nel primo caso - disse - potrebbero esistere delle cavità calcaree a decine di metri di profondità dal suolo, che provocano crolli e gradualmente migrano verso la superficie, nella seconda ipotesi la risposta potrebbe consistere in una erosione poco profonda che fa crollare il suolo sottostante il manto stradale.
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