Gioco
La Rosa: «Depositi costieri sotto la tutela dalla legge»
L’amministratore delegato di Elbana Petroli scende in campo dopo le critiche Intanto fra 18 mesi tutta l’intera area dovrà essere sottoposta a una bonifica
PORTOFERRAIO. L’Elbana Petroli non ci sta. Respinge al mittente le accuse legate alla tutela ambientale e punta il dito su Esaom Cesa la società che ha vinto la gara per la realizzazione del porto cantiere e per il restyling del fronte mare di Portoferraio. L’Esaom che ha promosso un ricorso al Tar anche alla luce di nuove concessioni che di fatto hanno prolungato fino a dieci anni l’utilizzo dell’area marittima e demaniale di fronte al viale Teseo Tesei., Un’area di 2790 metri quadrati destinata a deposito costiero dei prodotti petroliferi per l’autotrazione e un’altra area di 1665 metri quadrati per il deposito di oli minerali. Corrado La Rosa è amministratore di Elbana Petroli. Dice. «Siamo costretti ad intervenire su una questione che riguarda la nostra azienda, in troppe occasioni oggetto di travisazioni della realtà e strumentalizzazioni, che dal 2003 ne fanno l’obbiettivo di attacchi gratuiti che ledono l’immagine dell’azienda e che non siamo disposti a tollerare ulteriormente, in attesa di un senso di responsabilità che pare non essere nello stile del futuro concessionario del porto turistico». Ma non basta. Sottolinea La Rosa. « Appare assurdo il gridb alla tutela ambientale da parte di chi pretende di eseguire un progetto che ha ben altre problematiche di impatto». Una soluzione, quella legata a un eventuale trasferimento che è, prevista nell’accordo urbanistico legato al waterfront che prevede lo spostamento del deposito, la cui importanza è fondamentale per il tessuto economico elbano, in un’altra zona. Spostamento che è legato all’approvazione del progetto porto cantieri e che ha, in qualche modo fatto scattare il ricorso al tribunale amministrativo della Toscana da parte di Esaom Cesa.
Rimarca La Rosa: «Se si vuole comprendere l’attuale situazione ed il ruolo del deposito costiero di carburanti nell’economia dell’Isola d’Elba, bisogna lasciare da parte per un attimo le prospettive personali e scendere sul piano della legalità e del rispetto di realtà economiche che legittimamente da oltre 50 anni operano in quella parte del territorio comunale. La legge impone la tutela dei depositi costieri come beni strategici nazionali, il cui trasferimento o comunque qualsiasi modifica della capacità, deve passare al vaglio delle autorità nazionali e regionali. Solo questa consapevolezza – sin qui ignorata e ricordata a caratteri cubitali dal Ministero dei Trasporti – renderà possibile trovare una soluzione ad un problema per ora affrontato solo con il tentativo di cancellare ciò che non può essere cancellato».Soluzione che al momento ha tempi lunghi. Di certo entro 18 mesi dall’approvazione definitiva del porto cantieri la società Elbana Petroli dovrà abbandonare l’area che dovrà anche essere bonificata.Sottolinea La Rosa : «Inutile dunque il disappunto di chi – anziché individuare un sito idoneo al valore ed alle caratteristiche del deposito costiero – arrampicandosi sugli specchi tenta di sobillare l’opinione pubblica mettendo in difficoltà le stesse istituzioni chiamate ad operare nel doveroso rispetto della legge. Vorremmo ricordare che quella costa – fino a quando non sarà fatto un progetto che garantisca il trasferimento in un sito idoneo – non è di Esaom Cesa, ma della città e forse lo diverrà quando si cercherà una reale soluzione senza calpestare i diritti degli altri».
(b.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
