Il Tirreno

Afo: appello a Letta e Napolitano

di Alessandro De Gregorio
Afo: appello a Letta e Napolitano

I sindacati preoccupati, servono 30 milioni per tre navi di minerale con cui tenere in vita gli impianti

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PIOMBINO. Non basta certo quella nave con 45mila tonnellate di pellet, che sbarcherà a Piombino il 20 febbraio. Con quella si potrà arrivare fino al 10 marzo. Ne vanno ordinate altre tre nel giro di quindici giorni per non rischiare di perdere l’altoforno (e, con esso, la mega offerta degli arabi). I sindacati lo chiedono con una lettera firmata dalle Rsu Lucchini, da Fim/Fiom/Uilm e inviata al presidente Napolitano, al presidente del consiglio Letta, al sottosegretario De Vincenti, ai presidenti di Regione (Rossi) e Provincia (Kutufà), a quello dell’Anci (Cosimi) e al sindaco Anselmi.

Nella lettera, i sindacati partono dall’incontro del 23 ottobre scorso a Firenze e ricordano quelli successivi, soprattutto quello al ministero dello Sviluppo economico «dove, a nome del Governo, il sottosegretario prese l’impegno di mantenere l’altoforno attivo fino a quando non si presentasse un acquirente. Il 20 dicembre si è aperta la gara di vendita che si doveva concludere il 20 gennaio, invece è stata rimandata al 10 febbraio».

Quindi il riferimento alle offerte da parte di Duferco-Feralpi-Acciaierie venete, Fondo Klesch e Smc: «A oggi abbiamo appreso dalla stampa di due soggetti che hanno interesse a una piccola parte dello stabilimento mentre un terzo soggetto, interessato a tutto lo stabilimento con il suo ciclo integrale e il mantenimento dell’altoforno per i prossimi quattro anni, si è presentato in Comune e in Regione illustrando il piano industriale che prevede (cose che si ritrovano nel Protocollo d’intesa siglato al ministero) un investimento che va verso impianti innovativi ed ecocompatibili con l’ambiente, per un impiego notevole di risorse che si aggira intorno ai due miliardi di euro. Certamente saranno necessari tutti gli accertamenti del caso e, come dice il presidente Rossi, necessita l’investitura del Governo e dei ministeri interessati».

Ma in attesa di quegli accertamenti si teme di perdere l’Afo: «Ora però abbiamo bisogno del vostro interessamento - prosegue la lettera - perché per il mantenimento dell’altoforno attivo per tenere in attività tutta la fabbrica, compreso tutto il ciclo integrale, serve l’acquisto di due navi di minerale entro il 6 febbraio, perché necessitano di 40 giorni di navigazione per arrivare al porto di Piombino, altrimenti dopo il 10 marzo si rischia di fermare l’altoforno e perdere per sempre l’impianto e a quel punto il soggetto interessato all’acquisto dello stabilimento».

«Ci possono essere anche soluzioni commerciali - scrivono i sindacati - che potrebbero essere utilizzate per l’acquisto del minerale necessario, certo è che nessuno di noi tutti può permettersi di perdere un investitore così importante che cambierebbe le sorti della siderurgia di Piombino e aprire prospettive per la siderurgia italiana per i prossimi cento anni».

L’acquisto di minerale, come riconoscono i sindacati, non rientra tra i poteri del commissario straordinario Piero Nardi, ma «siamo alle porte con i sassi e non possiamo rischiare di perdere il futuro di 5.000 famiglie e del comprensorio, quindi chiediamo il vostro interessamento a questo caso che potrebbe essere uno dei pochi in Italia dove, anziché vedere licenziamenti, vedrebbe prospettive di assunzioni, soprattutto con l’ampliamento del porto e la nascita di un polo europeo per lo smaltimento di navi».

Perché questa lettera a ridosso dell’incontro di venerdì a Firenze? Perché, dice Mirko Lami (coordinatore Rsu Fiom), «le richieste in tal senso sono state fatte ma non sono arrivate risposte e siamo preoccupati. Al momento il problema principale è mantenere in vita l’altoforno ma se entro giovedì non viene ordinata una nuova nave rischiamo grosso. Abbiamo fatto di tutto per mantenere in piedi la produzione, sarebbe assurdo perdere tempo adesso, proprio in questa fase».

Di navi, secondo i sindacati, ne vanno acquistate tre. Due immediatamente: una di minerale e una di pellet. E non da 45mila tonnellate come quella attesa dal Brasile per il 20 febbraio, ma da 60mila tonnellate l’una. «Vanno ordinate subito per essere pagate entro il 12» dice Lami.

Non solo: entro quindici giorni ce ne vuole una ulteriore, di fossile, sempre per l’iniezione in altoforno. Anche quella da 60mila tonnellate. Tre navi per una spesa di 30 milioni. Da dove dovrebbero saltar fuori questi soldi?

Dall’accordo commerciale citato nella lettera: per esempio lo stesso gruppo di Khaled Al Habahbeh potrebbe acquistare il materiale a terra (billette), investendo però di fatto in uno stabilimento di cui non è ancora proprietario. Oppure il minerale potrebbe arrivare direttamente dall’altra grande commissariata: l’Ilva di Taranto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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