Il Tirreno

Finalmente una via per Luciano Villani

Finalmente una via per Luciano Villani

La prefettura ha approvato la richiesta avanzata dal Comune. La gioia dei figli dell’ex sindaco

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PIOMBINO. «Non c’è futuro senza memoria storica». Ma quella memoria - finalmente - è pronta per diventare ufficiale. La prefettura ha infatti approvato la richiesta proveniente dal Comune con cui si chiedeva di intitolare una strada di Piombino a Luciano (Comunardo) Villani, sindaco della città tra il 1946 e il 1951 e destituito dalla carica dopo il clamoroso episodio che lo oppose - involontariamente - a Lucius Dayton, capo della missione Eca, che in Italia controllava il Piano Marshall. «Quelle parole sulla memoria le scegliemmo tempo fa io e mio fratello - ricorda Silvano Villani, uno dei due figli dell’ex sindaco - quando scrivemmo a Gianni Anselmi, appunto, per chiedergli la possibilità di dedicare una via a nostro padre. Il sindaco ha accettato e quel punto sono entrato in contatto con Federico Paradisi che poi mi ha fatto scegliere, tra quelle possibili, la strada che ritenevo più consona. E io ho scelto quella che unisce via Leonardo da Vinci con piazza Manzoni perché era la più vicina al municipio. Che con mio padre, ha un nesso culturale importante».

La vicenda appartiene alla storia dell’Italia postbellica. Luciano Villani, già tra i fondatori del Pci nel 1921 e parte del Comitato di concentrazione antifascista nel 1943, viene nominato sindaco di Piombino dal prefetto di Livorno il 6 giugno ’45, carica poi confermata il 31 marzo dell’anno dopo dalle prime elezioni libere del dopoguerra. I cinque anni successivi sono quelli difficilissimi della ricostruzione, ma è proprio quando a Piombino la vita sembra finalmente riprendere che le sorti del sindaco improvvisamente si capovolgono. E’ il 29 gennaio del 1951. Il riavvio dell’altoforno è salutato da una grande cerimonia pubblica, presenti Giuseppe Togni, ministro dell’Industria, Ugo La Malfa, ministro per la riorganizzazione dell’Iri e, appunto, l’americano Dayton. Grandi assenti però i sindacati e le maestranze operaie, contrari alla politica del riarmo. Villani prende parola, si esprime a favore degli operai e della stabilità cittadina, ma le sue parole vengono equivocate, qualcuno parla di offese al ministro Togni, e in meno di un mese il sindaco, prima da Livorno e poi da Roma, si ritrova destituito. «Mio padre - ricorda il figlio Silvano - visse tutto questo con una certa rassegnazione. Lui si sentiva dalla parte della ragione, sapeva di non aver offeso alcuno e, anzi, di aver parlato di “glorioso popolo americano”, con tutta la possibile riconoscenza nei confronti di chi ci aveva liberato dal dramma nazifascista. Rassegnato, ma mai esacerbato. Ma tutto questo io l’ho saputo dai suoi compagni. In famiglia fece di tutto per sollevarci da qualsiasi preoccupazione». Eppure a partire da quel momento le cose furono tutto fuorché semplici per i Villani. «Avevamo un’officina di riparazioni elettriche. Le banche ci chiusero tutti i conti correnti, l’officina fallì. Mio padre perse passaporto, porto d’armi, il diritto al voto. E anch’io e mio fratello abbiamo subìto ogni possibile angheria, sulla scuola, sul lavoro. Io vissi tutto questo quasi come favola, perché non mi pareva possibile che proprio a noi, un ministro... Sa una cosa: di recente ho visto in televisione la fiction dedicata ad Adriano Olivetti e la sua figura mi ha ricordato molto quella di mio padre. Ma le pare, il ministro Scelba che dice che le parole di mio padre minavano l’intera nazione... Spero che questa nuova strada sarà l’inizio di una completa riabilitazione. Credo che un approfondimento sia doveroso».

Melisanda A. Massei

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