CORIANDOLI DI MEMORIA COLLETTIVA
di STEFANO TAMBURINI Una bella libecciata di gioia pura o, se volete, un carnevale di emozioni. Il gruppo Facebook “Sei di Piombino se...” è spuntato all’improvviso. Lo ha inventato Lino De Pasquale...
di STEFANO TAMBURINI
Una bella libecciata di gioia pura o, se volete, un carnevale di emozioni. Il gruppo Facebook “Sei di Piombino se...” è spuntato all’improvviso. Lo ha inventato Lino De Pasquale – e bisognerà dirgli grazie per chissà quanto – ma è come se fosse uscito dai nostri cuori, una sorta di desiderio comune. In meno di tre giorni più di 3.000 persone non hanno fatto altro che mettere la faccia al vento e farsi travolgere da questo carnevale di emozioni, fatto di coriandoli di memoria. Memoria, attenzione: non nostalgia o banale orgoglio territoriale. Li riconosci uno a uno, questi coriandoli, quando ti sfiorano il volto; ormai sono pezzettini di carta che non potranno mai tornare insieme ma ti sembra di averli avuti sempre con te, li raccogli e li accarezzi e solleticano le emozioni. Poi vanno via di nuovo e tornano ancora perché qualcun’altro li rilancia.
Da ore e ore non facciamo altro che star lì a scambiarci emozioni, ricordi e a scoprire che il passato unisce più di quanto non si potesse immaginare. Una specie di voglia di pace, di ripartire da qualcosa che dia coraggio. Per carità, da solo questo gruppo non ridarà lavoro a quelli che lo hanno perso o speranze a quelli che lo cercano. Ma è una bella cosa, è venuto fuori di tutto: l’orgoglio per le vittorie calcistiche, antichi personaggi riemersi dalla mitologia, totem come il Sempione e i suoi due film, il mare, la voglia di dire che posti così come questi ce li abbiamo solo noi.
Verrà fuori anche molto altro di bello da qui in avanti. Lo sappiamo tutti che al mondo ci sono tanti altri posti splendidi. Ma per noi non lo saranno mai come Baratti, Buca delle Fate e piazza Bovio. E non ci sono solo i posti, ci sono i ricordi, i modi di fare e quelli di essere. Sono nostri, ognuno per la sua parte e tanti di questi sono di tutti o quasi di tutti.
E alla fine vien da dire, a nome di tutti – e mi scuso in partenza per ciò che mi son dimenticato – che sei piombinese perché qui sull’orologio non sono le 13 e neanche l’una ma è il tocco; perché limonare o pomiciare sono parole che non esistono e si dice treppica’ o ciuccia’; perché saddiddandà si scrive tutto attaccato e si pronuncia anche così e solo qui va meglio di qualunque altra cosa; perché qui si dice stronzolo e conigliolo invece di stronzo e coniglio e guai se non è così; perché dire «sei come l’Amburghi che si fissò sulla murena» vale più di ogni altra immagine; perché Sanivoli non andrebbe bene ma va bene lo stesso e perché Diaccioni va meglio di Ghiaccioni, anzi Ghiaccioni è proprio sbagliato; perché si dice si va “in” Piombino per dire che si va in centro e va bene dire anche andiamo “in giù”, perché un po’ di discesa la trovi sempre per arrivare fino in piazza Verdi (anzi degli uccelli morti); perché il catrame si chiama blecche; perché la sabbia si chiama rena; perché Rimigliano (sarebbe nel comune di San Vincenzo ma lo sentiamo nostro) lo chiamiamo anche Remigliano e va bene lo stesso perché tanto si capisce; perché la mortadella si chiama melone e il melone popone e guai a dire anguria, quello è il cocomero; perché le cozze qui sono muscoli; perché le nostre mamme la candeggina la chiamavano acquetta; perché la sedia si chiama anche sieda però la Sedia, la collina, è sempre Sedia; perché qui non si va a buttare la spazzatura ma si va a buttare il sudicio o a buttare il secchio anche se il secchio si è sempre riportato a casa; perché, sì, va bene qui si porteranno gli occhiali da sole anche quando piove ma che ve ne frega a voialtri carciofai; perché guai a dire sotto “i” portici, qui si dice “sotto portici”; perché guai a dire “eravamo” ai nostri vecchi, loro ti riprendevano subito: «Si dice eramo»; perché invece di andare a piedi noi prendiamo “la carrozza del Gambini”; perché guai se qualcuno ti chiama livornese anche se anche a te i pisani non ti garbano per niente; perché qui anche quelli che non sanno bene cosa fosse è come se fossero rimasti ai tempi e all’orgoglio del Principato, pensando che la Baciocca sia ancora viva e lotti con noi.
Alla fine si potrebbe dire: siamo piombinesi perché non pretendiamo di essere migliori degli altri. Siamo noi e basta.
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