«Chi si candida pensi a liberare le spiagge»
Appello di Legambiente in vista delle elezioni: serve un impegno contro la privatizzazione del mare
PORTOFERRAIO. «I candidati sindaci delle prossime amministrative si impegnino a mettere fine alla privatizzazione delle spiagge». A lanciare l’appello è Legambiente Arcipelago toscano che rispolvera il cavallo di battaglia delle “spiagge in gabbia” e propone alla politica elbana il modello in corso di sperimentazione a Monte Argentario. Nel grossetano, proprio sulla privatizzazione delle calette e sulle difficoltà di accesso, è stata indetta un’assemblea pubblica e promosso un impegno per un’attività costante di monitoraggio. «Ci chiediamo – spiegano da Legambiente – perché gli otto comuni elbani non facciano altrettanto, visto che quel censimento delle spiagge e coste chiuse da cancelli, reticolati e camping è già stato in parte fatto da anni con i nostri dossier “Mare in gabbia”». L’invito è rivolto anche a chi intende candidarsi a sindaco nei cinque comuni in cui si terranno le elezioni: l’associazione chiede un impegno a priori sul rispetto della sentenza della Cassazione del febbraio 2001, nella quale si ribadisce la libertà di accesso alle spiagge. «Ci sono voluti 13 anni per cominciare a sbloccare il caso della spiaggia chiusa a Cala dei Frati a Portoferraio – spiega il Cigno verde – ma le denunce di Legambiente e dei bagnanti riguardano almeno un’altra dozzina di calette e tratti di costa. In una spiaggia di Capoliveri ci è stato segnalato persino il pagamento di un pedaggio per attraversare una struttura ricettiva e accedere alla spiaggia. La storia di Galenzana, con i continui tentativi di occultare il sentiero che porta alle due spiaggette dei Salandri, sta diventando paradossale anche per l’inerzia dimostrata dal Comune di Campo. A Marciana Marina da anni denunciamo la privatizzazione della costa di Remontò - Cote Tonda e abbiamo evitato assieme ai cittadini la privatizzazione della vicina spiaggia del Bagno. Inoltre abbiamo assistito in questi anni ad una strisciante privatizzazione delle spiagge con l’ampliamento di concessioni e punti blu, come dimostrano gli interventi della capitaneria di porto». Ancora una fetta importante della costa elbana, secondo Legambiente, ha bisogno di essere liberata. Di tornare completamente fruibile da parte dei cittadini e dei turisti.
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