Attenzione
«Lucchini, sul piano serve chiarezza»
Dopo la presentazione del progetto di massima della Steel Worldwide Services politici divisi tra ottimismo e cautela
PIOMBINO. Posti di lavoro mantenuti, o, addirittura, potenziati collegando polo industriale e polo di demolizione delle navi. Continuità produttiva, con l’Afo in marcia fino allo spostamento dell’area a caldo e alla realizzazione di due forni elettrici e di un impianto Corex. Interventi di risanamento ambientale. In altre parole, la quadratura del cerchio. Scandita dalla speranza e dalla cautela.
Perché è un piano decisamente ambizioso, quello illustrato in sala consiliare dai rappresentanti della Steel Worldwide Services, società con sede a Londra, che si occupa del ramo progettazioni siderurgiche per conto di Smc. Ovvero, della società tunisina che ha sparigliato le carte sul tavolo del commissario Piero Nardi, presentando la manifestazione d'interesse per l'acquisizione degli stabilimenti del gruppo Lucchini di Piombino, Lecco, Gsi e Vertek quando ormai i giochi sembravano circoscritti al fondo svizzero Klesch e alla cordata italiana guidata da Duferco.
L’operazione sarebbe sostenuta da un fondo di investimenti controllato da un magnate giordano, residente a Dubai, con moglie e figli statunitensi.
Da questo concentrato di geoeconomia potrebbe dipendere il futuro della città.
Su invito del sindaco Gianni Anselmi, ne hanno parlato ai capigruppo consiliari, ai sindacati ed ai rappresentanti della associazioni di categoria, Renzo Capperucci (ex capoturno Ilva, spesso all’estero come consulente, che ha mediato con l'investitore arabo), Roberto Sabot e Marco Castellanin della Sws. Che hanno confermato, tra l’altro, la disponibilità del Fondo a investire tre miliardi a Piombino: 1,5 per trasformare radicalmente in quattro anni la fabbrica ed altrettanti per realizzare un hotel con centro congressi nella aree più vicine alla città che si libererebbero.
L'interesse degli arabi si estenderebbe anche all’energia, con una eventuale disponibilità ad acquisire e rendere ambientalmente compatibile la centrale Enel di Tor del Sale, ormai fuori dai parametri Ue. Una panacea per molti mali, insomma. «O un progetto da mille e una notte», per dirla con Adriano Bruschi di Legambiente, che a fine riunione si dice «frastornato».
E’ certo che all’uscita dalla sala consiliare, la voglia di credere nella fattibilità del progetto è palpabile. A tratti sembra superare la cautela. Che, poi, doverosamente, si riprende il vantaggio.
«Sì, ci è stato tratteggiato un quadro perfetto, ottimale. Ma tra una manifestazione di interesse e un progetto vero e proprio ce ne corre. Tempi e costi possono essere variabili con cui fare i conti», afferma il capogruppo Pd, Claudio Capuano. Che fa una considerazione: «Finora le previsioni che ci sono state presentate a vari livelli, hanno indicato un mercato in defaillance, con poche aspettative. Adesso ci sono state illustrate prospettive rosee. Chi sbaglia»?
Luciano Guerrieri, presidente Ap, parla di una base di valutazione di grande interesse, comunque da approfondire, capace di rispondere agli obiettivi di anni di programmazione. Un piano che incrocia le bonifiche, il potenziamento del porto e l’arretramento della fabbrica.
«Un progetto bellissimo»: Giampiero Amerini (Fli) usa il superlativo. Contemporaneamente si fa qualche domanda sul funzionamento della centrale.
«Siamo di nuovo al progetto Utopia. Lo sforzo è apprezzabile ma gli aspetti finanziari devono essere esplicitati», commenta Luigi Coppola (Udc). Come gli altri due colleghi di minoranza, anche Giovanni Sironi (Forza Italia) si aspetta dal governo un approccio favorevole.
I sindacalisti non rilasciano dichiarazioni. Lo faranno oggi dopo la riunione del consiglio di fabbrica fissato per le 11.
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