Sicurezza
Gara prolungata, l’altoforno rischia grosso
Venti giorni in più per il bando. Ma così si ritarda l’acquisto del minerale indispensabile all’impianto
PIOMBINO. Ancora venti giorni. Il bando per la cessione degli asset Lucchini sarà prorogato fino al 10 febbraio.
La notizia, riportata ieri da fonti giornalistiche specializzate, è rimbalzata in sala consiliare mentre veniva esaminata la manifestazione d’interesse illustrata dai portavoce del gruppo giordano. E non è piaciuta.
Perché quei venti giorni in più potrebbero significare lo stop dell’altoforno. Proprio ora, in presenza di un’idea progettuale, quella araba appunto, che ne prevederebbe il funzionamento fino all’entrata in attività dei forni elettrici.
Il 20 gennaio infatti è stato indicato come il termine ultimo per acquistare materie prime. O meglio per ordinare una nave carica di minerale e darle in tempo di arrivare in porto prima dell’esaurimento delle scorte. Un acquisto per il quale, secondo Nardi, non c’è copertura. Pur con l’altoforno che viaggia a bassissimo regime, le scorte disponibili possono coprire sì e no le esigenze di approvvigionamento fino a inizio marzo.
E allora, come ribadito dallo stesso sindaco Anselmi, oggi più che mai si pone la necessità di garantire la marcia dell’impianto, ricordando al sottosegretario al ministero allo Sviluppo economico, Claudio De Vincenti, le garanzie che ha offerto da questo punto di vista. Coprendo l’acquisto del carico di materie prime.
Peraltro, se tra i sindacati e le istituzioni il prolungamento della gara viene visto come un ostacolo proprio perché metterebbe a rischio l’altoforno, che invece il gruppo arabo vorrebbe mantenere in vita per almeno tre ani, in ambienti aziendali viene data una lettua diversa, e cioè che sia stato proprio il ministero a chiedere a Nardi una proroga dei termini perché - si dice - la recentissima firma del protocollo d’intesa potrebbe attrarre altri investitori.
La cosa non convince Marco Mosci (Italia dei valori) per il quale «il governo del rimandare non perde l’occasione per confermarsi tale, alza l’asticella rischiando di mandare a monte un’operazione dalle grandi potenzialità e senza un piano B».
Lo slittamento dei termini non piace neanche ad Angelo Trotta (gruppo “Per Piombino”), colpito, invece, favorevolmente dagli investimenti che il gruppo giordano sarebbe pronto a fare anche in settori extra siderurgici.(v.p.)
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