Attenzione
«Le primarie, un valore ma qualcuno non le vuole»
Pietrelli critica il gruppo dirigente: accordi di coalizione da posticipare. Giuliani non molla, Tortolini in forse, rispuntano Dell’Omodarme e Tempestini
PIOMBINO. Martina Pietrelli resta l’unica candidata certa alle primarie del Pd per il dopo Anselmi, mentre lo slittamento di una settimana di tutte le operazioni elettorali, raccolta delle firme compresa, dà un po’ di fiato al partito, che lavora ancora alla selezione dei candidati.
Fonti qualificate riferiscono di un pressing continuo (e fin qui vano) di parte del gruppo dirigente nei confronti di Massimo Giuliani per convincerlo a non candidarsi, unica situazione nella quale Matteo Tortolini accetterebbe di restare in gioco. Per la verità tentativi del genere erano stati fatti anche con Pietrelli, un po’ velleitari visto il gelo mostrato verso i renziani nell’ultimo anno. Obiettivo una poco realistica candidatura unitaria che addirittura evitasse le primarie.
Il caos è completato dal poco tempo a disposizione per far quadrare il cerchio e dalla posizione di Murzi e Macchioni, non rassegnati a uscire dalla competizione prima di entrarci. Ma anche dall’improvviso rifiorire di due nomi circolati nei mesi scorsi, ossia quelli degli assessori Ovidio Dell’Omodarme e Anna Tempestini, uno dei quali da mettere sul piatto in caso di una candidatura unitaria (cioè nell’ipotesi di improbabili azzeramenti delle altre candidature) o da opporre a chi comunque si presenterà. O meglio riuscirà a raccogliere le firme.
Sì, perché la faccenda delle regole continua ad agitare la lunga vigilia delle primarie dei democratici. Lo conferma Martina Pietrelli: «Per chi vuole confrontarsi è tutto molto difficile – spiega – Il congresso locale si è concluso il 4 novembre, e in due mesi ancora non si è mai riunita la direzione di federazione e una sola volta quella comunale. Il sette gennaio nell’unica direzione comunale fin qui svolta non si sono fatti nomi ma si è tracciato un identikit del candidato ideale, allo stesso tempo il segretario Ettore Rosalba ha ottenuto il mandato a esplorare la possibilità di creare una coalizione con altre forze politiche (fatto che raddoppierebbe il numero delle firme necessarie alla candidatura, portandole a 240, ndr). Era stato detto che su questo aspetto sarebbe stato fatto il punto dopo una settimana – prosegue Pietrelli – ma anche questa data è saltata e non abbiamo notizie sull’esito degli incontri con le altre forze politiche. Tutto ciò nonostante fino a ieri, quando la data per la raccolta delle firme è slittata al 27, il giorno fissato fosse il 20. E comunque nemmeno è stata formata la commissione elettorale. Allora è lecito porsi una domanda: ma qualcuno non vuole le primarie? Eppure le primarie non sono un problema, ma uno strumento utilissimo, e tutte le volte che il partito lo ha usato si è aperto alla società e ne ha tratto giovamento. In tempi in cui la politica è screditata trovare chi si impegna per la città o per un partito è una cosa bella, quasi un miracolo, una ricchezza del Pd. Inoltre nello statuto del partito c’è scritto che le primarie sono il metodo di selezione, non che le scelte le fa il gruppo dirigente. Ci sono 3, 4 o 5 candidati? Per me non è un problema. La scrematura la fanno le firme, sempre che sia possibile avere contatti con gli iscritti, praticamente sconosciuti e irraggiungibili, a meno che non facciano parte di qualche organismo del partito. Per questo come minimo sarebbe stato giusto organizzare un’assemblea generale degli iscritti per avere un dialogo con loro».
Sulla questione dei contatti in corso per fare una coalizione, l’opinione di Pietrelli è che «era urgente e necessario lavorarci un anno fa, invece il partito allora non lo ha fatto, e adesso pretenderebbe di raggiungere accordi nel giro di una settimana. Certo poi è normale che tutto ciò rischi di apparire come uno sbarramento alle candidature visto che così sale il numero delle firme necessarie... Invece si potrebbero tranquillamente fare primarie di partito, e dopo ragionare con le altre forze. Perché quello delle alleanze credo sarà un compito del prossimo candidato sindaco. Chi ha detto per esempio che il dialogo debba essere limitato a Idv, socialisti e Pdci?».
Critiche aspre al gruppo dirigente, dietro cui si nasconde una preoccupazione, «che alla fine – conclude Pietrelli – il partito si dimentichi dell’obiettivo finale che sarebbe sbagliato dare per scontato, e cioè che il Pd le elezioni vere e proprie deve ancora vincerle».
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