Il Tirreno

domani al falcone

Gli amici danno l’addio a Martin

Gli amici danno l’addio a Martin

Pensieri in bottiglie lanciate in mare, tanti ricordi e una lettera

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PIOMBINO. Si sono dati appuntamento a Punta Falcone per l’addio al loro amico Martin Karl Mraz che lì, su una panchina, si è tolto la vita all’alba di martedì. «Nel suo luogo più amato» scrivono gli amici di Monterotondo, il paese dove abitava l’artigiano svizzero. Loro e quelli di Piombino si ritroveranno domani alle 16 al Falcone. Chi non potrà essere presente è invitato a lasciare un biglietto da Nada (una tabaccheria di Monterotondo), che sarà chiuso in una bottiglia e lanciato in mare. Sul web intanto c’è già un ricordo: «Ricordo bene i tuoi modi gentili e la dolcezza dei tuoi sorrisi. Che la bellezza di quell’orizzonte e della musica ti siano accanto in questo viaggio»
E poi c’è Valerio Pietrini, uno di quelli che aveva scoperto il corpo di Martin. E che ora ha scritto questa bella lettera per lui: «Poco sotto questa panchina c'è una grotta, a pelo d'acqua, nascosta tra gli scogli. Qui la chiamiamo la buca del Bove.Si racconta che là sotto, tanto tempo fa, una femmina di bove marino si nascondesse per mettere alla luce i suoi cuccioli. Fu così per tanti anni, per lei, e per altre prima di lei. Gli uomini se ne accorsero, era il 1928, e catturarono quell’esemplare, l'ultimo testimone di una famiglia di animali, miti e solitari, che non chiedevano altro che un po' di tranquillità. La "mamma" venne messa in esposizione, in paese, dentro una vasca posticcia, che avrebbe dovuto ricordare quella grotta sotto questa panchina. Gli abitanti gradirono lo spettacolo, pagarono volentieri un biglietto per vedere l'esemplare rarissimo che abitava le nostre coste. Ma l'intrattenimento durò solo pochi giorni. Lei si lasciò morire, lontana dai suoi cuccioli, dal suo mare e dalla sua grotta, sotto quella panchina. Quanto avrebbe voluto poter morire là sotto. In quel posto magico sembra che una manciata di millenni di storia sia stata sparsa. Lì sono stati fucilati due partigiani. Li, scavando, è stata ritrovata una croce di ferro datata 1868, forse un ricordo di una morte prematura. Di fronte, avvolti dalla pace che regna sotto le onde, resti di navi romane dormono sdraiati uno accanto all'altro, uno sopra l'altro. Poco distante da quella panchina c'era una torretta, da lì tre cavalleggeri guardavano chi giungeva dal mare e poi cavalcavano veloci verso il paese a dare l'allarme e a chiedere rinforzi per abbattere i saraceni, o i trafficanti di sale, o le navi cariche di malati che avrebbero potuto portare un’epidemia. Da questa panchina, con quest'orizzonte negli occhi, tutto è possibile. Anche morire in pace».

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