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Lucchini, in corsa ci sono Klesch e cordata Duferco

Lucchini, in corsa ci sono Klesch e cordata Duferco

A dieci giorni dalla scadenza del bando per la cessione degli impianti non sarebbero state formalizzate ulteriori manifestazioni di interesse

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PIOMBINO. Continua ad essere una corsa a due. Per l’acquisizione della Lucchini restano in campo il fondo svizzero Klesch e la cordata italiana tra Duferco, Feralpi ed Acciaierie venete. Che avevano già espresso una prima manifestazione di interesse. Confermata, in questi giorni, con la formalizzazione di un’offerta. Questo sostengono ambienti aziendali.

Il ventaglio, però, potrebbe ancora aprirsi. Perchè mancano dieci giorni alla scadenza dei tre bandi per la vendita, pubblicati il 23 dicembre scorso. Uno dei quali, il principale, riguarda gli impianti di Piombino e di Lecco.

«Di contatti, nelle ultime settimane, ne abbiamo avuti diversi», spiega il sindaco. Che va poco più in là. «La situazione è così delicata - dice Gianni Anselmi - che preferisco non aggiungere particolari. E, comunque, ormai siamo vicini alla data fissata dalla procedura. Non resta che aspettare».

Più o meno un no comment, motivato dalla complessità della materia e dalle variabili che la scandiscono.

Klesch e Duferco, a questo punto, possono giocarsi un vantaggio sull’altra, eventuale, concorrenza. Perchè la loro manifestazione di interesse permetterà, già da oggi, di ricorrere al confidential agreement. Ovvero, ad un accordo di riservatezza in base al quale i due concorrenti potranno accedere in anticipo ad un livello superiore di informazioni sul quadro produttivo, finanziario e commerciale dell’azienda.

Resta il fatto che nè a Klesch, nè a Duferco, interessa il mantenimento in vita dell’Afo. Il forno elettrico resta l’ obiettivo come quello del commissario straordinario Piero Nardi che non ha mai attribuito grandi chance al ciclo integrale.

Secondo alcune indiscrezioni riportate dal Sole 24 ore, il piano di Klesch, che contemporaneamente sta trattando l’acquisto della ex Alcoa di Portovesme, prevederebbe la realizzazione di un forno elettrico green field, con un investimento stimato in circa 300 milioni.

Recentemente, sarebbe emersa anche l’ipotesi di un piccolo impianto per la produzione di minerale preridotto.

Poco trapela sulle condizioni fissate dalla cordata italiana. Di fatti, però, ne resta anche un altro: il 20 gennaio, chiusura del bando di vendita, è dato dal sindacato come l’ultimo giorno utile per ordinare il minerale con cui far marciare l’Afo oltre metà febbraio.

Ma Nardi non sembra deciso a fare acquisti. Da qui la richiesta dei sindacati, di un intervento veloce del governo, a garanzia delle promesse spese sul ciclo integrale fino a quando non saranno chiarite le prospettive della fabbrica.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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