Il Tirreno

Elba, la Torre del Giove sta crollando

di Luca Centini
Elba, la Torre del Giove sta crollando

Fu il rifugio dei riesi assediati dal corsaro Dragut, oggi cade a pezzi ed è preda delle piante rampicanti

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RIO MARINA. Dentro quelle mura i riesi hanno trovato rifugio per secoli. Scampando alla furia di Barbarossa che, nel 1534, mise a ferro e a fuoco la vallata e polverizzò Grassera. Il paese vicino al castello da quel momento cessò di esistere. E dopo solo 19 anni quelle mura arrampicate sulla collina con vista sul canale di Piombino subirono l’assedio del corsaro Dragut, che mise a ferro e fuoco la struttura, distruggendola in parte. La Torre del Giove è un simbolo del versante orientale dell’isola. Sopravvissuta a guerre, assedi e violenze, oggi deve fare i conti con un nemico invisibile. Che mette a rischio la sua stessa sopravvivenza: il degrado.

La Torre del Giove si trova in cima a una collina: vi si accede percorrendo un sentiero del Parco che parte dalla Parata per Cavo. Uno stradello ripido, con la terra smossa dai passaggi notturni dei cinghiali ci guida fino all’antico maniero costruito da Jacopo III degli Appiani, nel 1459. Una torre con vista sulle miniere di ferro di Rio Marina e su buona parte del versante orientale dell’Elba: era rifugio e torre di avvistamento al tempo stesso. Ma oggi le uniche cose che ci troviamo davanti agli occhi sono i segni del tempo e dell’incuria. Piante rampicanti hanno infestato la torre della struttura, mettendo a repentaglio la sua stabilità. Le mura sono crollate in diversi punti, con i resti che si sono accumulati sulla base della struttura. La scalinata all’ingresso che porta fino al maniero è quasi irriconoscibile; anche il lato orientale, dove si riconosce ancora il ponte levatoio e un’entrata ad arco dà la sensazione di poter crollare da un momento all’altro. La Torre del Giove ha bisogno di un intervento di restauro urgente, per non essere dimenticata per sempre.

Per la salvezza della fortezza appianea, di proprietà dell’Agenzia del Demanio, si sono mossi in questi ultimi anni cittadini e associazioni. Nel 2006 il primo appello fu lanciato da Legambiente Arcipelago toscano. Ad anni da quella prima segnalazione nessuno è intervenuto per restaurare l’antico maniero. Pochi mesi fa l’emergenza è tornata d’attualità con l’intervento pubblico di un gruppo di cittadini. Lorenzo Marchetti, ex dirigente del Pd di Rio Marina, ha rivolto un appello al presidente del Parco, appello rinnovato anche in queste ore. Ma, per il momento, l’impegno diretto dei cittadini e delle associazioni non ha portato i risultati sperati. Del resto la Torre del Giove resta un bene di proprietà del Demanio. E per questo motivo né il Parco, tanto meno l’amministrazione comunale, hanno le mani libere per poter compiere interventi di riqualificazione. Il destino della torre, insomma, è opposto rispetto al Castello del Volterraio, bene acquistato dal Parco nazionale per il quale è in corso un vasto progetto di restauro che sarà portato a termine nei prossimi anni.

Ma i tanti problemi economici e il disagio crescente per le famiglie, uniti alle scarse risorse economiche a disposizione delle istituzioni, non fanno che retrocedere in fondo all’agenda delle priorità il patrimonio culturale. In questo contesto la Torre del Giove è solo uno dei beni storici che rischiano di scomparire.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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