Sicurezza
«Questo Piano cave distruggerà le colline»
Landi e Naldini (Fi) lanciano l’allarme sulle previsioni che vanno in approvazione in Provincia
CAMPIGLIA.
«Ottenuta una sonora bocciatura in commissione (7 votanti 1 astenuto, 3 contrari e 3 favorevoli) la Provincia è determinata a portare in approvazione in consiglio, venerdì 10, il Piano cave e non vi è dubbio che con i numeri di cui dispone la maggioranza il piano passerà». Lo affermano le consigliere provinciali di Forza Italia, Maida Landi e Roberta Naldini, che a più riprese hanno provato a rimettere in discussione il piano stesso, soprattutto per quanto viene previsto per la zona campigliese.
«La complessissima situazione del campigliese per essere esaminata, richiederebbe tanto tempo – dicono Landi e Naldini – ma si è preferito liquidarla con poche ore di commissione. In primo luogo è da rivedere il Piano conoscitivo che basa tutte le sue elucubrazioni sui consumi del periodo 2003-2012. Inaccettabile in quanto gli scenari erano completamente diversi da quelli attuali e non erano a disposizione materiali di recupero come il Conglomix. Secondariamente c’è da tener conto che tutta l’area ha già pagato un salatissimo conto in termini di sostenibilità e lo sfascio ambientale ha da tempo raggiunto un punto di non ritorno, insistere con questi ritmi e con quelli suggeriti dalle linee guida emesse dalla Regione vorrebbe dire consegnare definitivamente l’area, San Vincenzo compreso, all’industria pesante, vorrebbe dire precludere la possibilità di ulteriore sviluppo di attività turistiche e per caduta l’agricoltura».
Come spiegano le consigliere provincili forziste, il piano prevede che l’area campigliese diventi “Distretto delle cave”. «Strizza l’occhio al cittadino presentandola come una grande opportunità – dicono Landi e Naldini – ma non ci dice quanto il consumo di suolo penalizzi la biodiversità nel nostro territorio. Non ci dice quanto continuare a scavare penalizzi l’area parchi nella quale tanti soldi pubblici sono stati investiti Non ci dice perché non si fanno rispettare le regole pretendendo il corretto ripristino come previsto dai contratti di appalto. Non ci dice come si pensa di garantire dal deprezzamento certo, terreni e abitazioni che affacciano sull’area di escavo che invece continuano ad essere tassati senza tanti complimenti e senza contropartite a compensazione. Non ci dice che con questo piano le nostre colline spariranno per diventare pietrisco. Tutte cose che a nostro parere andavano discusse a priori».
Landi e Naldini propongono invece una visione diversa, con scelte sostenibili anche per il lungo periodo. Come? «A scadenza degli appalti – propongono – rinnovarli per le sole esigenze locali e per gli usi industriali. In questo modo si prolunga la vita delle cave, si impiega manodopera e si garantisce l’industria e anche i lavoratori dell’industria e si dà un segno di volontà di diversificazione».
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