Il Tirreno

Anche un mitra nella casa dell’architetto

di Luca Centini
Anche un mitra nella casa dell’architetto

La polizia arresta Gorini per detenzione di armi illegali e fabbricazione di esplosivi: è piantonato in ospedale a Livorno

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PORTOFERRAIO. Armi, sostanze chimiche esplosive, persino un mitra e un supporto per un lanciarazzi. Matteo Gorini, architetto e consulente immobiliare di Portoferraio, nascondeva un arsenale nella sua casa in località San Rocco. Per questo motivo il 41enne è stato arrestato dagli uomini del commissariato di Portoferraio per detenzione di armi illegali e fabbricazione di esplosivi. In queste ore è piantonato nell’ospedale di Livorno, dove si trova da lunedì sera in seguito all’incidente accaduto nella sua abitazione. Stava fabbricando un botto in cucina. Ma, al momento di miscelare le sostanze chimiche, qualcosa è andato storto. E il botto gli è esploso fra le mani.

Gorini ha riportato lesioni a un occhio e alle dita delle mani. Le sue condizioni sono gravi, sebbene non sia in pericolo di vita. Ma i sopralluoghi svolti dalla polizia dopo l’incidente hanno fatto emergere una realtà inaspettata, anche tra i conoscenti dell’architetto portoferraiese. E solo in parte collegata all’incidente del botto di capodanno.

L’incidente. Sono le 20,45 del 30 dicembre. Mancano poco più di 24 ore alla festa di Capodanno. Una pattuglia del commissariato di Portoferraio, assieme al personale della stradale, arriva davanti alla casa di Matteo Gorini, in un condominio in località San Rocco.

Gli abitanti della zona raccontano di aver sentito una forte esplosione. In quel momento Gorini si trova già all’ospedale di Portoferraio. Gli agenti di polizia, individuato l’appartamento, chiedono l’intervento dei vigili dei vigili del fuoco per aprire la porta.

L’arsenale. I poliziotti trovano già nel corso del primo sopralluogo sostanze, sia solide che liquide, contenute in vasetti, polveri da sparo, vari detonatori, parti di armi in plastica e numerose cartucce e altro materiale. Il sequestro è immediato, così come immediate sono le indagini della polizia. Nel giro di poche ore gli uomini del commissariato sono affiancati dagli artificieri della polizia di frontiera di Livorno, dal personale della squadra mobile e della Digos della Questura di Livorno, coordinati sul posto dal dirigente del Commissariato di Portoferraio Santi Allegra.

Nell’abitazione vengono trovati una mitraglietta modello Skorpio modificata, circa 170 cartucce di vario tipo, 220 apparecchi di innesco, un puntatore laser, un adattatore pistola lanciarazzi, 2 caricatori in plastica per pistola, 3 carrelli in plastica per pistola giocattolo e materiale vario per confezionamento di cartucce. Alle armi, sequestrate, si aggiungono le sostanze per il confezionamento di esplosivi: ammanitolo, perossido di benzolo, nitrato di ammonio, acetone, magnesio “special pyro”, paraformaldeide, etere etilico, anidride acetica, fosforo rosso, glicole etilenico, iodio bisublimato.

Le indagini. La grande quantità di materiale sequestrato comporta uno sviluppo immediato della vicenda dal punto di vista giudiziario. Il gip di Livorno accoglie la richiesta del pm Giuseppe Rizzo, disponendo l’arresto dell’architetto 41enne, ancora ricoverato a Livorno, per detenzione di armi illegali e fabbricazione di esplosivi. La pena massima prevista è di dodici anni di reclusione.

Intanto le indagini vanno avanti anche «per verificare – si legge nella nota del Commissariato – eventuali collegamenti di Gorini con gruppi criminali o eversivi». C’è da capire come l’architetto, incensurato e peraltro sprovvisto di porto d’armi, si sia procurato le armi e le sostanze per fabbricare gli esplosivi. E dovrà essere chiarito come il 41enne avrebbe usato il materiale tenuto in casa. Materiale che, se coinvolto nell’esplosione, per fortuna limitata alla cucina, avrebbe comportato conseguenze ancor più gravi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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