Finanza
Bilanci in rosso e il Centrale resta chiuso
Il proprietario dell’immobile, Antonio Isca, racconta la storia dell’hotel: «Ora bisogna che qualche altro si faccia avanti»
PIOMBINO. L’Hotel Centrale è chiuso e così resta. «I conti in rosso, da anni, rendevano impossibile andare ancora avanti. Riaprirlo? Bisogna che qualcun altro lo acquisti». Spiega Antonio Isca (insieme alla sorella Daniela), proprietario dell’immobile.
«Nel 2013 – dice – un comodato gratuito (scadenza 31-12-2013), e non un contratto di locazione, ha consentito ad alcuni ex soci di non chiudere improvvisamente la struttura. Quest’anno, in qualità di fideiussori abbiamo ripianato tutti i debiti della gestione». Poi basta.
«Senza eredi, con mia sorella abbiamo deciso di mettere in vendita l'immobile dell'Hotel Centrale – specifica – più o meno tre anni fa».
Tanti ricordi per Antonio Isca, rientrato a Roma da tempo, quando parla di Piombino: «Ho fatto la quarta e quinta elementare in piazza Dante, le medie e il ginnasio in piazza Bovio».
«Nostro nonno, Dante Mazzei acquistò un piccolo albergo in piazza Verdi nel 1938, con 6 camere. Me lo ricordo dopo il bombardamento a fine Seconda guerra mondiale. Ancora nelle foto... si vede una scala appoggiata a una finestra, dentro stavano gli sfollati. La facciata era integra, ma tutto il resto poi andò giù, compresi i tanti archi interni che caratterizzavano le sale».
Nel 1948 fu interamente ricostruito. «Per l’Elba – racconta Antonio Isca – c’era solo una corvetta militare, “Pola”, che faceva la traversata... e le persone dovevano aspettare a Piombino; le camere qui erano sempre piene».
«Però il nostro vero lavoro è stato con le industrie – spiega – con la Magona d’Italia che teneva le tre camere migliori, le uniche che avevano allora col bagno, sempre prenotate. Nel 1954 venne fatto l’ampliamento del terzo e quarto piano. Nel 1966 la gestione fu data in affitto a Raffaello Pagni, che la lasciò nel 1975».
Ecco la società di gestione con Roberto Chiarugi e un amico consulente. «Nel 1976 – aggiunge Isca – come proprietari dovemmo ristrutturare l’albergo, tutte le camere con bagno e il ristorante».
E si giunge al fatidico 1991. «Ancora restyling per il Centrale, abbiamo creato il nuovo ristorante con le sale e la categoria fu portata a quattro stelle. Proprio nel 1991 è cominciato il vero declino». Le camere sono una quarantina, per 73 posti letto. Comunque gli eventi volgono in negativo per l’hotel, di pari passo col destino della “nostra” filiera dell’acciaio e della città.
«Dal 1996, l’albergo e il ristorante sono stati gestiti da una società di 14 persone, ex dipendenti ed ex soci sciolta poi il 31 dicembre 2012. Da dire – conferma – che a inizio 2000 un po' di ripresa si era notata, ma il Centrale non è mai stato da turisti, non è sul mare». In più, i parcheggi non sono proprio una passeggiata, semplici neppure le soste carico-scarico bagagli. E il traffico circostante? Il passaggio dei bus, insieme a tutto il resto, nelle camere si faceva sentire. Dunque i bilanci in perdita dal 2008. «Ecco perché – sottolinea Isca – possiamo dire al Comune che un albergo qui non funziona. All’amministrazione abbiamo proposto pure la donazione della nuda proprietà a una onlus, ma ci è stato detto che non si può fare. A noi non interessa costruire appartamenti, ma un cambio d’uso commerciale-direzionale, questo magari renderebbe più appetibile l’immobile. Conservando, certo, tra il terzo e quarto piano un mini-albergo con 13 camere, 25 posti letto. La nostra osservazione è dell’ottobre 2010 ».
Secondo le previsioni, a fine gennaio, il Regolamento urbanistico dovrebbe essere approvato in consiglio.
E l’amministrazione spinge ancora - come confermato di recente dall’assessore all’urbanistica Francardi - per «favorire la permanenza, pur riducendola, di una struttura turistico alberghiera per 25 camere, circa 50 posti letto realizzando una galleria per negozi al piano terra e un piano direzionale-commerciale. Una porzione del complesso, ai piani superiori, potrebbe poi essere destinata a residenziale, massimo 8 alloggi». Tra l’altro, qualunque decisione venga presa col nuovo Regolamento, i lavori consentiti dovrebbero essere avviati entro cinque anni dalla pubblicazione del documento.
Insomma il futuro di un albergo storico per Piombino che si deciderà davvero nei prossimi, pochi mesi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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