Italia
L’arte di Guantini vive e risplende nelle sale di Otello
VENTURINA. È in corso nelle sale del ristorante Otello a Venturina una mostra antologica delle opere dell'artista recentemente scomparso Romano Guantini (nella foto un suo quadro). Sensibili al...
VENTURINA. È in corso nelle sale del ristorante Otello a Venturina una mostra antologica delle opere dell'artista recentemente scomparso Romano Guantini (nella foto un suo quadro). Sensibili al valore della comunicazione che passa attraverso l'opera d'arte, Sergio Benedetti e la sua famiglia ospitano di frequente importanti mostre di artisti che selezionano con cura, proseguendo in maniera innovativa l'attenzione per l'arte e l'amicizia con molti artisti che fu già del capostipite Otello. La mostra è aperta ai clienti e al pubblico fino al 12 gennaio.
È in particolare Alberto Benedetti ad occuparsi degli eventi espositivi, tenendo sempre presente che essendo in un ristorante, occorre selezionare opere che non contrastino con il momento piacevole dello stare a tavola. Alberto proporne alcune riflessioni sulle opere di Guantini. «La realtà è come un guanto – dice Benedetti – E questo i pittori lo sanno bene. Perché le loro mani mutano forma ogni volta in cui cala il Sole. E non mi riferisco solo alla stella che brilla alta nel cielo, quanto piuttosto a quella che brilla nel nostro universo più profondo. Quello più recondito. Quello che - nel momento in cui ci rabbuiamo - raccoglie le nostre inquietudini dando loro ora il volto della paura, ora lo sguardo dell'imbarazzo, ora il volto del disagio nei confronti di tutte quelle situazioni in cui le convenzioni ci vestono strette. Come quando dobbiamo pulire qualcosa e i guanti che indossiamo costringono le nostre mani in pulsazioni che rasentano la tachicardia. Perché il nostro cuore è anche nelle nostre mani e anche questo i pittori lo sanno bene. Tutto questo emerge dalla pittura di Romano Guantini. - scrive Alberto Benedetti - Le sue raffigurazioni indagano sempre quella scomodità delle convenzioni che talvolta vorremmo dimenticare. Anche solo per un attimo. Quel disagio che ognuno di noi ha provato almeno una volta in alcune situazioni, ma non ha mai avuto il coraggio di esprimere. La consapevolezza di questo disagio emerge dal suo tratto nitido e preciso. Tanto che la provocazione non consiste nella scabrosità di alcune scene raffigurate in quel groviglio di carne e muscoli flaccidi che animano le sue lito, ma nel mettere a nudo i propri tabù».
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