Il dolore
I fuochi accendono le polemiche
Il Comune ci ripensa e li annuncia per San Silvestro, gli animalisti insorgono: un’usanza incivile
PIOMBINO. Arrivano i fuochi di artificio per San Silvestro e - prima ancora di vederli esplodere - a scoppiare è la polemica. Serve a poco fare campagne animaliste contro i petardi di Capodanno se poi il primo a dare il cattivo esempio è proprio il Comune, tuonano le associazioni per i diritti degli animali: così come ha poco senso fare un’ordinanza di divieto dei botti se l’unica eccezione prevista è proprio quella del 31 dicembre. In un primo tempo i fuochi non erano previsti. «Poi però abbiamo valutato bene la cosa - spiega l’assessore al turismo Luca Pallini - e abbiamo capito che c’era una grandissima parte della cittadinanza che li desiderava».
Fatti un po’ di conti, si è passati all’acquisto. 3.600 euro, Iva compresa, per fuochi che saranno fatti esplodere in piazza Bovio e che «dureranno pochissimo, massimo 6-7 minuti». Minuti che però, ricordano esperti e animalisti, per gli animali corrispondono a un vero e proprio inferno, in qualche caso anche con esiti fatali. «Il fastidio - ricorda Mariacristina Biagini, presidentessa della Casa di Margot - non riguarda solo gli animali domestici, ma anche tutti quei selvatici dei quali non si parla mai. Civette, pipistrelli, come l’anno scorso fece notare con uno studio il Wwf. E poi, per voler esulare dall’ambito animalista, non sono piacevoli neanche per anziani, bimbi piccoli e ammalati».
«Anch’io speravo che si potesse dare un segnale - aggiunge l’assessore all’ambiente Marco Chiarei - e che almeno quest’anno questo tipo di celebrazione si potesse saltare. I fuochi però sono stati ritenuti, diciamo così, un’occasione di comunità, e allora ci saranno». «Il Comune alcune cose deve farle per tradizione, questo non lo discuto - commenta il presidente Enpa, Carlo Olmo - ma che io debba essere soddisfatto, proprio no. Come animalista sono contrario, come cittadino indifferente, e spero che questa usanza prima o poi abbia fine». In ogni caso, aggiunge Olmo, sono da apprezzare i segnali di disponibilità e di sensibilità che il Comune ha già dimostrato a questo riguardo: prima nel 2011 con l’ordinanza di divieto di botti e petardi (la stessa che pone la deroga per la sola sera di San Silvestro) e poi non la campagna «Non farci scoppiare... di paura», volta a persuadere i privati a limitare, anzi a evitare, l’uso di mortaretti e simili a Capodanno appunto per non terrorizzare cani e gatti. «Senz’altro un passo avanti - dice Pallini - e spero vivamente che i cittadini seguano queste indicazioni. Del resto anch’io amo gli animali e ne possiedo, però, quanto ai fuochi di piazza Bovio, non abbiamo fatto altro che seguire il desiderio della città».
«Davvero c’è un 90 % di persone che voleva questi fuochi? - ribatte Biagini - Beh, se di mezzo non ci sono né la Doxa, né l’Istat, penso di poter affermare anch’io che c’è un 90 % di piombinesi che si preoccupano per i loro animali». Senza contare, aggiunge, che un tempo «c’era un 90 % di persone che la notte del 31 dicembre lanciava dalla finestra oggetti vecchi e piatti, tant’è che la mattina dopo non sapevi dove mettere i piedi. Uno che adesso facesse una cosa così sarebbe ritenuto un delinquente, prima era normale. Questo per dire che la popolazione può anche essere educata. Anche perché, più che di una tradizione, stiamo parlando di un’usanza incivile». Quello che il Comune non ricorda, aggiunge Biagini, è che moltissime altre amministrazioni italiane hanno già abbandonato l’uso dei fuochi e che lo stesso ha fatto la città di Parigi. Vero è che da quando esiste l’ordinanza, e cioè dalla primavera del 2011, anche a Piombino l’uso dei petardi, prima prolungato da fine ottobre fino alla Quaresima, è praticamente scomparso. «A quello ci ha pensato soprattutto la crisi - risponde Biagini - Figuriamoci se le famiglie hanno i soldi per questo genere di cose. E a proposito di crisi, non è che l’investimento per i fuochi di quest’anno sia così leggero: quella cifra è un anno di stipendio di un part-time o di un anziano con pensione minima. Perché non impiegarli per qualcosa di più costruttivo?».
Melisanda A. Massei
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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