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Troppe cure “fai da te” per combattere il dolore

PIOMBINO. Per curare il dolore la gente di Toscana fa riferimento al medico di base (91%), poi si comporta come le pare (53%) o si rivolge al farmacista(20%). Le cure più usate sono i Fans...

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PIOMBINO. Per curare il dolore la gente di Toscana fa riferimento al medico di base (91%), poi si comporta come le pare (53%) o si rivolge al farmacista(20%). Le cure più usate sono i Fans (antinfiammatori non steroidei) con il 95%, li prescrive il medico di famiglia nel 72%, anche in caso di dolore cronico e per limitare gli effetti collaterali ricorre a gastroprotettori.

L’alternativa ( stabilita dalla legge europea 38 del 2010) riguarda gli oppioidi, prescritti in un caso su dieci. Un numero dieci volte inferiore alla Germania, la metà della Spagna. Il perché lo evidenzia una ricerca del Centro Studi Multipharma. Il 22% dei medici di base ammette infatti di non conoscere o non ricordare alcun marchio di farmaco oppiaceo presente sul mercato. Pesano anche le resistenze dei pazienti: un ostruzionismo che il curante, forse per mancanza di solide basi, non se la sente di affrontare.

Il timore che gli antidolorifici oppioidi inducano dipendenza spaventa il 65% dei malati, il 61% li considera per malattie gravi e il 53% crede che la legge ne consenta l’uso solo in casi particolari. L’impiego protratto di antinfiammatori può causare danni gastrici, ma anche problemi cardiovascolari. E’ fondamentale che gli oppioidi siano considerati uno strumento per la terapia del dolore cronico moderato-severo. I pazienti pensano possano dare dipendenza. In realtà non sembrano attivarsi le medesime aree cerebrali coinvolte nei meccanismi della dipendenza. Oggi vi sono nuovi farmaci , come ossicodone e naloxone (antagonista dell'oppioide), che oltre a diminuire l’ abuso, presentano un vantaggio: la riduzione della stitichezza, un effetto collaterale che può far calare l’efficacia della cura”. Favorevoli ad un maggiore impiego di oppiacei, non solo nel dolore oncologico o nelle cure palliative, sono il 64% dei pazienti, il 76% dei farmacisti e il 94% dei medici di famiglia, che in futuro pensano di prescriverne di più (69%).

Gian Ugo Berti

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