Proteste
Sei vigili contro il regolamento
Presentato ricorso al Tar sulla nuova organizzazione. Biagi: «Tutto regolare, resisteremo in giudizio»
SAN VINCENZO. Mauro Cristiani, Emanuele Giovani, Marco Camerini, Lauro Simonetti, Tiziana Lazzeretti e Rocco Romeo hanno presentato ricorso al Tar (attraverso il legale Carlo Lenzetti) contro i Comuni di San Vincenzo e Sassetta e contro Claudio Nassi, vice responsabile del servizio di polizia municipale locale, per l’annullamento, previa sospensione dell’esecutività, del regolamento dell’ufficio unico di polizia municipale dei due Comuni.
Su cosa si basa il ricorso. In primis sulla delibera del consiglio comunale sanvincenzino del 1980, con la quale fu approvato il regolamento per il servizio di corpo di polizia urbana, e sulla delibera di giunta del 1989 con cui Cristiani fu nominato comandante del corpo di polizia municipale.
La vicenda. Nel giugno 2008, i Comuni di San Vincenzo e Sassetta approvarono una convenzione per l’esercizio associato del servizio di polizia municipale per un periodo sperimentale di 7 mesi. Secondo i ricorrenti, al termine di tale periodo i due enti avrebbero potuto confermare la convenzione ed eventualmente integrarla con adeguamenti necessari al servizio, ma il 2 aprile 2009 le due amministrazioni hanno stipulato una nuova convenzione, a tempo indeterminato, istituendo una “struttura unica” di polizia municipale e applicando il regolamento del Comune di San Vincenzo in quanto ente responsabile della gestione associata.
Il 20 giugno 2013 l’ente sanvincenzino ha trasmesso alle organizzazioni sindacali comunali la bozza del nuovo regolamento, poi approvato dal consiglio comunale senza l’accoglimento delle richieste del sindacato Diccap, il quale, tra le altre cose, giudicava insopprimibile il corpo dei vigili di San Vincenzo. Lo scorso 6 novembre, il sindaco Biagi ha emesso un provvedimento secondo cui il comandante del corpo unico era nominato “responsabile del servizio unico” tra i due enti, sopprimendo di fatto - secondo i ricorrenti - il corpo di polizia urbana senza revocare o abrogare il regolamento del 1980. L’apposita legge quadro stabilirebbe, a detta dei sei e del loro legale, che i Comuni il cui servizio di polizia municipale sia espletato da almeno 7 addetti possono istituire il “Corpo” di polizia municipale.
Ma nel 2009, a seguito della convenzione adottata per la gestione associata del servizio, si stabilì di applicare il Regolamento del Comune sanvincenzino, la cui approvazione aveva dato vita al corpo unico di polizia municipale dei due Comuni (sopprimendo il corpo di polizia urbana del Comune di San Vincenzo). Secondo i ricorrenti, i corpi di polizia municipale non possono essere ridimensionati né trasformati in entità minori e non si può procedere allo scioglimento del corpo anche se gli addetti sono meno di sette. Quindi, in breve, si dovrebbe ancora parlare di corpo e non di servizio.
Altro aspetto contestato dai ricorrenti è che la polizia municipale sarebbe sottoposta solo alle direttive e disposizioni del sindaco del Comune in cui esplica le sue funzioni e non, come previsto dal regolamento impugnato, alla Conferenza dei sindaci. Il nuovo regolamento individua poi la figura del “vice responsabile del servizio”, la cui nomina spetterebbe, secondo i ricorrenti, non al sindaco ma al responsabile o comandante del corpo.
La posizione del Comune. Per il sindaco Michele Biagi, non esiste alcun problema d’illegittimità nel nuovo regolamento approvato e l’amministrazione, per questo, resisterà in giudizio al ricorso presentato dai sei vigili. «Il percorso che ha portato al nuovo regolamento – dice Biagi – è stato lungo e condiviso, ed è stato approvato dalla gran parte del consiglio comunale, con la sola astensione del gruppo “San Vincenzo per tutti”. Per arrivare all’approvazione da parte del consiglio comunale – sottolinea – abbiamo seguito e analizzato le norme vigenti in materia. Siamo assolutamente tranquilli e resisteremo in giudizio». L’operato dell’amministrazione è stato visto da alcuni come un modo di metter fine non solo agli annosi problemi interpersonali interni al comando dei vigili e risoltisi spesso in tribunale, ma anche ad un rapporto ormai logoro e problematico fra i vigili stessi e la cittadinanza. Il sindaco rigetta questa interpretazione e motiva la scelta compiuta come un miglioramento del servizio fornito ai cittadini.
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