Sicurezza
L’Hotel Centrale di Piombino ha chiuso per sempre
Immobile in vendita, i ricordi del direttore Chiarugi mentre il Comune punta a preservare un’area per la ricettività
PIOMBINO. Il portone trasparente su piazza Verdi è chiuso dal 29 novembre, l’ingresso è sbarrato da un doppio giro di catena all'interno. L'hotel Centrale non c'è più ed ha seguito più o meno a un anno e mezzo di distanza (era il primo agosto 2012) il destino dell’altrettanto storico, omonimo ristorante, locale che, per primo, aveva subito gli effetti della riduzione del lavoro legata soprattutto alla grave crisi che sta ancora investendo l'acciaieria Lucchini (e dintorni).
Sempre seduto alla scrivania che l'ha visto all'opera per una vita Roberto Chiarugi, ultimo direttore dell’hotel, impegnato con gli ultimi “atti amministrativi”: «Ho cominciato a lavorare qui portando le valige, era il 1959 – dice – Poi ho gestito la struttura ininterrottamente dal 1977, sempre in società con la proprietà Isca (eredi Mazzei ndr) di Roma».
Spazi affollati dai ricordi di generazioni di piombinesi.
Tra il ristorante, la sala convegno, le camere dell’albergo è passato di tutto: dagli artisti impegnati sulla scena al teatro Metropolitan durante la stagione, ai convegnisti, ma soprattutto professionisti e operatori legati alle aziende. «Ormai – conferma Chiarugi – non c’era davvero più lavoro; abbiamo seguito il passo della siderurgia locale. Ci reggevamo soprattutto sul commerciale, sui consulenti dell'industria e ambiti simili, oggi completamente spariti. Ecco perché, con rammarico, abbiamo dovuto chiudere anche l’albergo e con un po’ d’anticipo rispetto alla fine dell’anno».
«La situazione – spiega Roberto Chiarugi – ha virato in negativo negli ultimi anni, da quando la proprietà ha deciso di liberarsi degli immobili posseduti a Piombino. Dal 2011 – dice ancora – è stata messa in vendita la struttura del Centrale e nonostante che qualcuno abbia preso informazioni in proposito è sempre mancato un vero interesse all’acquisto. Abbiamo tenuto duro un altro anno, rispetto al ristorante, grazie a un contratto in comodato gratuito e la collaborazione di alcune dipendenti. In cinque a dividersi un lavoro che prima coinvolgeva 14 persone – ricorda – Non aveva più senso».
Così invece che il 31 dicembre Chiarugi ha detto basta l’ultimo venerdì di novembre.
Ora pare che la società Isca sia in attesa di sapere che cosa deciderà il Comune: l'intenzione della proprietà resterebbe quella di frazionare interamente la struttura, trasformandola in residenziale (solo appartamenti).
Il regolamento urbanistico però prevede altro, come ricorda l’assessore Luciano Francardi: «L’edificio risale ai primi del ’900 principale struttura alberghiera della città. L’obiettivo – conferma – è sì venire incontro alle difficoltà che si sono delineate, pur tenendo presente però che manca ricettività alberghiera, visto che altrove ma sempre in città ci hanno chiesto l’ampiamento».
Dunque la proposta di «favorire la permanenza, pur riducendola, di una struttura turistico alberghiera per 25 camere, circa 50 posti letto – spiega Francardi – realizzando una galleria per negozi al piano terra e un piano direzionale-commerciale. Una porzione del complesso, ai piani superiori, potrebbe poi essere destinata a residenziale, massimo 8 alloggi». Insomma da vedere.
Al momento tutto sbarrato e l’intero edificio (volume esistente 11.770 mc.) è in vendita all’agenzia Cerri.
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