Sicurezza
«Ma Piombino ha già chiuso e non ce lo meritiamo»
PIOMBINO. «Ma Piombino ha già chiuso». E’ netto il giudizio di Riccardo Gelichi, consigliere comunale e portavoce della lista civica Ascolta Piombino, il quale rovescia così lo slogan che da un anno...
PIOMBINO. «Ma Piombino ha già chiuso». E’ netto il giudizio di Riccardo Gelichi, consigliere comunale e portavoce della lista civica Ascolta Piombino, il quale rovescia così lo slogan che da un anno caratterizza la lotta della città contro la possibile chiusura o il drastico ridimensionamento del polo industriale.
«Piombino ha già chiuso - dice Gelichi - ha chiuso con il turismo, ha chiuso con la cantieristica, ha chiuso con la nautica, ha chiuso con l’energia, ha chiuso con la cultura, ha chiuso con l’urbanistica. Chiude tutto, e non ce lo meritiamo. Riparte invece il balletto dei milioni, lo si faceva con Bagnoli, lo si ripresenta oggi, e di concreto poi, il nulla».
«I lavori del porto - prosegue Gelichi - partiranno grazie a un mutuo, e i potenti finanziamenti portano con sé sempre il condizionale, se non lo si è capito ancora peggio per noi. Quello che invece preoccupa è la mancanza di dibattito politico sul futuro della città, una politica lontana dai problemi veri, abbiamo un blocco di potere che questa volta non ha affatto la forza partitica e tecnica per la complessità e la portata dei problemi».
«Noi della lista civica Ascolta Piombino - aggiunge Gelichi - vorremmo sapere se c’è un progetto complessivo, se esiste un piano industriale serio, “ cosa dove e quando”, su cui una democrazia compiuta dovrebbe perlomeno discutere. Davanti a un inevitabile ridimensionamento dell’attività siderurgica, cosa chiediamo al Governo, per mantenere i livelli occupazionali, come previsto per le aree di crisi complessa ? Questo non solo non è affatto chiaro, ma temiamo che il prossimo protocollo e successivo accordo saranno composti, come i precedenti, da presumibili obiettivi e probabili risorse, insomma il solito pacchetto di condizionali».
«A Piombino - va avanti Gelichi - abbiamo una fabbrica che non ha la capacità nemmeno di risollevare se stessa, e che noi di Ascolta Piombino non vorremmo chiudere come ci imputano noti detrattori, ma solo rilanciare in padule con tutte le garanzie ambientali del caso. Questo è legittimo chiederlo al Governo come precondizione per la reindustrializzazione del territorio».
«Piombino per noi non deve chiudersi - conclude Gelichi - ma aprirsi alle potenzialità legate a tutte le economie del mare. Questo potrebbe stare dentro gli accordi di programma, fondi e pianificazione territoriale che aprono a nuovi investimenti, elementi oggi completamente assenti nelle menti di chi governa le cose. A proposito, chi le governa ?».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google