Il Tirreno

«Cancellare Portoferraio è una follia»

di Luca Centini
«Cancellare Portoferraio è una follia»

Sindaci e Asl allontanano le voci sulla chiusura dell’ospedale e fanno il punto sui servizi: ortopedia e pediatria note dolenti

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PORTOFERRAIO. «La soppressione dell’ospedale di Portoferraio? Sarebbe un piano folle». Roberto Peria, presidente della conferenza dei sindaci, ha aperto con queste parole la conferenza di ieri a cui hanno partecipato, oltre ai colleghi e ai responsabili dei comitati, anche il direttore generale dell’Asl Eugenio Porfido e Oreste Giurlani per Uncem. I dirigenti Andrea Leto e Rossano Mancusi hanno rimpiazzato l’assessore regionale Marroni, che ha dato forfait in extremis, chiamato a rappresentare le regioni italiane nella riunione ristretta con il ministro Lorenzin.

Le notizie circolate in questi giorni circa il piano in mano al ministero per gli accorpamenti e la cancellazione dei presidi con meno di 120 posti letto, compreso quello di Portoferraio, sono state smentite dai presenti alla riunione, che hanno ribadito a più riprese la posizione del presidente della Regione Enrico Rossi.

L’accordo del 2012. La riunione operativa si è svolta a ritmi sostenuti ed è iniziata dall’analisi dei punti contenuti nell’accordo del 2012, sottoscritto dai sindaci e dall’assessore Marroni. Lo stato dell’arte non è cambiato molto rispetto ad alcuni mesi fa. E se la guardia anestesiologica h-24 e il buon funzionamento delle cure palliative sono i fiori all’occhiello, come ha ricordato il direttore generale Porfido, le carenze ancora non risolte riguardano i reparti di chirurgia, ortopedia, a cui si sono aggiunte anche le difficoltà nel reparto di pediatria, ridotto all’osso con tre medici. Per l’azienda sono confermate le difficoltà nel reperire il personale disposto a venire all’Elba: a tale proposito sono in corso le selezioni per assumere due ortopedici, più un anestesista e due pediatri.

Al tempo stesso non è decollato, per il momento, il progetto che avrebbe dovuto permettere ai professionisti elbani un incremento di esperienze, con spostamenti in altri presidi per operare e, così, accumulare casistica. Tutto questo con l’obiettivo di riportare all’Elba uno standard più alto di operazioni da compiere. «Ci stiamo lavorando – ha spiegato il direttore generale – ma ci sono difficoltà e vincoli dettati principalmente dai contratti dei professionisti». Così, per il momento, non sono tanto i medici a muoversi tra gli ospedali dell’azienda, quanto i pazienti. E gli elbani ne sanno qualcosa.

Patto o non patto. Al centro della discussione di ieri anche i patti territoriali sulla sanità per i piccoli ospedali. Patti che la Regione intende allegare al piano sanitario regionale ma che per il momento non sono stati firmati dai Comuni elbani. «Noi un patto ce lo abbiamo già ed è quello che abbiamo firmato nel novembre del 2012 – ha spiegato il sindaco di Marciana Anna Bulgaresi - non intendiamo firmare altro, finché non saranno mantenuti tutti gli impegni». Una posizione che vede uniti, seppur con sfumature differenti, tutti i primi cittadini che, davanti ai dirigenti regionali e al direttore Porfido, hanno ribadito come l’accordo del 2012 dovrà essere una base di lavoro necessaria. «Riempiamo di contenuti l’accordo che abbiamo già, poi provvediamo a migliorarlo», ha detto Peria, mentre Alessi ha suggerito di allegare integralmente lo stesso accordo del 2012 al patto territoriale che poi diventerà legge. E se Ciumei ha fatto notare come, rispetto ad un anno fa, le condizioni dell’ospedale siano peggiorate, il collega Vanno Segnini ha riportato l’attenzione circa il mantenimento di alcuni punti fondamentali dell’accordo, al momento disattesi, riguardanti il sostegno alle famiglie elbane che, sempre più spesso, sono trasferiti in continente per essere curati. I disagi degli elbani che devono curarsi in continente sono stati ricordati in modo puntuale dal sindaco di Porto Azzurro Luca Simoni e dai rappresentanti dei comitati pro sanità.

Liste di attesa. Dodici mesi per un ecodoppler. I tempi di attesa, come ha ammesso il direttore Porfido, sono uno dei punti deboli della sanità elbana e del resto dell’azienda. «A tale proposito – ha fatto sapere il direttore generale – abbiamo messo su un gruppo di lavoro per risolvere questo problema. La soluzione non può essere legata solo ad un aumento delle risorse e del personale, ma anche a uno sforzo per eliminare i casi di inappropriatezza degli esami».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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